Trasparente

La vita…. è la poesia preferita dell'universo.

Archivio per 8 Ottobre 2008

Al Jazeera – People and Power con Beppe Grillo e la disinformazione in Italia – film ZERO

Pubblicato da Alex Buzzella su Ottobre 8, 2008

L’informazione italiana è così scadente che cerca di trasformare Grillo in un comico qualunque …

sottovalutando i temi che propone solo per il fatto che è lui a proporli .

Non credete a un’informazione così lontana dal raccontare i fatti oggettivamente ??

un’altro esempio è :

ZERO IN RUSSIA, ECCO IL RIASSUNTO DEL DIBATTITO A CURA DELLA BBC – 30/09/08

[ Così va il mondo. La stampa e la TV italiana hanno ignorato che il 12 settembre 2008 un film italiano, "Zero", ha spopolato in prima serata sugli schermi televisivi di un paese di oltre 140 milioni di abitanti, la Russia. Un simile successo non è frequente per un prodotto mediatico italiano. Neanche il più sbrindellato manuale minimo di giornalismo lascerebbe dubbi: questa è una notizia, e anche bella grossa. Solo che da noi non è così.[...]]
Trailer film Zero


Quote

YouTube – Al Jazeera – People and Power con Beppe Grillo

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Paghi due, prendi uno – Berlusconi e il “dolo Alfano”

Pubblicato da Alex Buzzella su Ottobre 8, 2008

Mi sembra ovvio che chi è innocente si crei una protezione come il lodo Alfano
mi sembra ovvio che chi è innocente ce l’abbia su con la magistratura,
pur dicendo che è sempre stato assolto nei processi
mi sembra ovvio che una persona onesta ritenga Mangano un eroe
mi sembra ovvio che una persona onesta si tenga Mondadori…
tanto a corrompere il giudice non è stato lui ma l’amico Previti
MI SEMBRA OVVIO CHE QUESTA PERSONA ONESTA E INNOCENTE SIA BERLUSCONI !!!!! ?
1° MINISTRO IN Italia …
non è un trailer di un film … è la realtà
quindi “non ci fanno neanche pagare” per vedere lo spettacolo !!
basta guardare la TV  i giornali e le sentenze dei tribunali …

Paghi due, prendi uno

di Marco Travaglio – 7 ottobre 2008
A sentir lui, Al Tappone ha già speso «180 milioni di euro
per le parcelle di avvocati e consulenti»: oltre 10 milioni per
ciascuno dei 17 processi subiti finora. E con risultati
tutt’altro che esaltanti, visto che è ancora imputato in 5
e rischia di tornare in tribunale se la Consulta boccerà la
legge Alfano.

Già spremuto fino all’osso dai suoi legali, il Cainano deve poi pagare
un battaglione di politici e cosiddetti giornalisti che ripetono a
pappagallo le panzane dei suoi avvocati. Spesa del tutto inutile,
almeno per i giornalisti: basterebbe nominare direttori, cronisti ed
editorialisti degli house organ di famiglia gli avvocati Ghedini,
Pecorella e Longo, con notevole risparmio. Si chiama «economia di
scala». Prendiamo per esempio quello biondo platino con le mèches del
Giornale, una sorta di Ghedini con la parrucca di Sharon Stone. L’altro
giorno ha scritto una pagina sull’ordinanza del Tribunale di Milano
che, per la seconda


volta, ha spedito alla Consulta la porcata Alfano, in quanto viola
almeno 6 articoli della Costituzione. E ha deciso di proseguire il
processo Mills-Berlusconi a carico di Mills, che non è un’alta carica
dello Stato e nemmeno bassa (oltretutto è cittadino britannico), quindi
non rientra nella porcata. Decisione scontata e tutt’altro che inedita:
capita di continuo che, come prevede la Costituzione, i giudici che la
ritengono violata da una legge chiedano alla Consulta di cassarla per
evitare di applicare una norma incostituzionale. Stavolta però c’è di
mezzo il padrone, dunque l’ordinaria amministrazione diventa scandalo.
Ghedini, sempre spiritoso, dichiara: «Per la seconda volta i giudici di
Milano rifiutano di applicare una legge del Parlamento… Ma, se questo
collegio prevenuto dovesse condannare Mills, la sentenza non avrebbe
valore politico né giuridico per Berlusconi». Il giornalista ossigenato
copia e incolla: «Milano rifiuta per


due volte di applicare una norma approvata dal Parlamento… Nella
remotissima ipotesi che Mills dovesse essere condannato, l’effetto su
Berlusconi sarebbe nullo» perché «le difese ritengono la Gandus troppo
politicamente orientata». Questa Gandus è addirittura «tracotante»,
perché se ne infischia del «Capo dello Stato» che ha firmato l’Alfano.
Il poveretto forse ignora che tutte le eccezioni di incostituzionalità
puntano a cancellare leggi firmate dal capo dello Stato (senza la firma
non sarebbero leggi e non ci sarebbe bisogno di impugnarle alla
Consulta). Poi, in un italiano malfermo, se la prende con Di Pietro,
reo di essere addirittura in sovrappeso: «Il corpulento dell’Italia dei
Valori è sicuro che ci sarà una condanna (per Mills): questo nonostante
trattasi, il processo Mills, del procedimento in assoluto più
inconsistente tra tutti quelli che Berlusconi ha subìto in da una
quindicina d’anni». Chiedendo scusa alla lingua


italiana per aver riportato una simile bestialità, azzardiamo una
domanda: ma perché il procedimento in assoluto più inconsistente
eccetera preoccupa così tanto Al Tappone e le sue badanti? Perché lo
aboliscono per legge, ricusano il giudice (anche ora che non potranno
più giudicare il Cavaliere) e dedicano alla faccenda ettolitri
d’inchiostro? Se, come dicono, Al Tappone è sempre stato assolto nei
processi più consistenti, non avrà difficoltà a farsi assolvere anche
in quello più inconsistente. Invece sono terrorizzati. E hanno ragione,
perché qui le toghe rosse c’entrano poco: qui c’è la confessione
scritta, verbalizzata e poi comicamente ritrattata da Mills. Ma il
simil-Ghedini ossigenato, con grave sprezzo del ridicolo, insiste: «I
legali di Berlusconi si erano dapprima augurati di poter andare a
sentenza, così da incassare un’assoluzione che sarebbe stata (o sarà)
inevitabile anche per il giudice più prevenuto di questa


terra», perché «in mano al pm De Pasquale non c’è nulla». Ecco: l’avv.
Ghedini non vedeva l’ora di arrivare a sentenza, infatti ha chiesto di
rinviare il processo a dopo le elezioni, poi i suoi testimoni han fatto
di tutto per non farsi trovare e allungare il brodo di un processo agli
sgoccioli, infine ha ricusato la giudice Gandus per ricominciare tutto
da capo. Dopodichè ci si è messo anche l’on. Ghedini, un semplice
omonimo, che proprio sul più bello ha ispirato la legge Alfano che ha
espulso Al Tappone dal processo. Deve averlo fatto per dispetto: per
impedire alla Gandus di assolverlo. Figurarsi la rabbia dell’avv.
Ghedini contro l’on. Ghedini. Dev’essere proprio furioso.

Ora d’Aria

L’UNITA’
preso da www.antimafiaduemila.com

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mafia politica giustizia … Dell’Utri non risponde ai pm

Pubblicato da Alex Buzzella su Ottobre 8, 2008

In Italia non fa scalpore, non da fastidio che un politico è coinvolto in processo che riguardano la mafia,
che è inoltre stato condannato a nove anni in primo grado per concorso esterno in
associazione mafiosa!!
anzi mettiamolo in senato !!! evvaiiii PS: posso venirci anche io o devo fare qualche stronzata prima
per essereben accettato  ??
La colpa principale è che tanti politici e anche "importanti" accettano questa situazione …
perchè si sa che se un comportamento non viene combattutto dall’alto chi sta più in basso si sente libero di farlo, ricordando però che le rivoluzioni partono + dal basso che dall’alto …
 ma spero che per migliorare non servano sempre quelle
la seconda è che l’informazione di massa ci racconta solo quello che vogliono i politici …
Dell’Utri non risponde ai pm

7 ottobre 2008 – di Monica Centofante
Palermo
. Lo
scorso 6 ottobre, con una lettera inviata ai magistrati della Direzione
distrettuale antimafia di Palermo, il senatore Marcello Dell’Utri (Pdl)
ha comunicato la sua volontà a non prendere…

parte  all’interrogatorio per il quale era stato convocato dai pm
nell’ambito dell’inchiesta su mafia, massoneria e imprenditoria
denominata Hiram.


Per rispondere di una serie di fatti e contatti inseriti nel contesto
della sua collaborazione con il faccendiere Rodolfo Grancini, secondo
la magistratura “una personalità poliedrica” collegata a senatori e
deputati e presidente a Orvieto del Circolo del Buon Governo dello
stesso Dell’Utri.


Chiamato in causa da una serie di conversazioni intercettate nelle
quali parlava anche con il senatore del Pdl di incontri e programmi
comuni – incontri che sarebbero poi avvenuti a Roma – Grancini è
indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Ed è considerato
figura chiave dell’inchiesta condotta a Palermo dal procuratore
aggiunto Roberto Scarpinato e dai sostituti Paolo Guido, Fernando Asaro
e Pierangelo Padova. Sfociata nell’ordinanza di custodia cautelare che
lo scorso 17 giugno aveva portato all’arresto di otto persone tra
professionisti, medici, imprenditori, boss mafiosi e alcuni membri di
logge massoniche. Tutti accusati, a vario titolo, di concorso esterno
in associazione mafiosa, corruzione in atti giudiziari, peculato,
accesso abusivo in sistemi informatici giudiziari e rivelazione di
segreti d’ufficio.


Gli indagati, spiegano gli inquirenti, erano tutti parte di un
raffinato ingranaggio messo a punto per “aggiustare” processi in
Cassazione. Anche per boss mafiosi della portata di Giovan Battista
Agate, uomo d’onore della “famiglia” di Mazara del Vallo e fratello del
più noto Mariano Agate, storico capomandamento mazarese.


Marcello Dell’Utri, si legge nelle carte dell’inchiesta, era apparso
nelle attività di appostamento della Polizia Giudiziaria, dopo essere
stato più volte chiamato in causa dagli indagati nel corso delle
intercettazioni. Quella del 9 ottobre del 2006 per esempio, quando
Grancini e l’agente di Polizia Francesca Surdo,  ben disponibile a
fornire notizie riservate su indagini di polizia giudiziaria o su
denunce pendenti, commentavano soddisfatti una non meglio specificata
assoluzione del senatore Dell’Utri, che in tono confidenziale
chiamavano: “Marcello”. O quella del 3 luglio dello stesso anno quando
i due interlocutori facevano riferimento ad un processo per assegni a
vuoto cui era sottoposto il Grancini e che era stato rinviato a luglio.
Operazione, spiega quest’ultimo all’amica, con la quale “ho coperto
Marcello”.


Di estremo interesse anche una successiva conversazione nella quale in
riferimento a “Marcellino”, Rodolfo racconta dei suoi incontri con alti
ufficiali delle forze dell’ordine che per il tramite di Dell’Utri
poteva vedere riservatamente in luoghi difficilmente intercettabili.
Ergo: nelle sacrestie della Chiesa, “dove non ci sono microspie”. “Da
lui – continuava il faccendiere in riferimento al senatore – ci vedo
Generali, colonnelli dei Carabinieri”, “un colonnello di Asti, uno di
Prato, un altro del Ministero di Grazia e Giustizia”. “Mi sono venuti a
parlare dentro la chiesa”, “oppure li porto sopra nelle stanze segrete,
perché volevano scendere in politica”. Uno di questi, a dire del
Grancini, ci avrebbe provato. E’ il colonnello dei Carabinieri
Filipponi, “che sta al Ministero di Grazia e Giustizia, con l’Udc”, che
“però non è stato eletto”.


“Perché per essere eletto – concludeva – ci vogliono un sacco di soldi,
perché non ti devi fidare degli amici, hai capito? Ti devi fidare dei
nemici, perché i nemici si comprano e diventano fedeli”.


E non è escluso che la chiesa utilizzata per gli incontri riservati sia
quella romana di Sant’Ignazio di Loyola, gestita dal gesuita Padre
Ferruccio Romanin. Il religioso che, secondo quanto accertato dalle
indagini, avrebbe provveduto a redigere lettere indirizzate a diverse
Autorità Giudiziarie per perorare la posizione processuale di diversi
indagati o condannati, tra i quali Epifanio Agate e Dario Gancitano.
Naturalmente su commissione e dietro compenso in denaro fornito dal
Grancini.


Ora, si attendono gli esiti delle indagini e delle perquisizioni, ad
Orvieto, della sede del Circolo del buon governo presieduta dallo
stesso Grancini, dove sarebbero stati sequestrati computer e documenti
che gli inquirenti hanno definito “interessanti” ai fini dell’indagine.


Mentre lo scorso 6 ottobre ottobre, nel motivare la sua decisione di
non presentarsi al cospetto dei giudici, il senatore Dell’Utri ha fatto
presente che si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere perché
indagato di reato connesso. Dal momento che a Palermo è già stato
condannato a nove anni in primo grado per concorso esterno in
associazione mafiosa.
preso da www.antimafiaduemila.com

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