Trasparente

La vita… è la poesia preferita dell'universo.

Archivio per 10 Novembre 2008

Non sono del tutto d’accordo – di Daniele Minotti

Pubblicato da Alex Buzzella su Novembre 10, 2008

L’ho già scritto ieri, nel post sul ddl editoria, discutendo con Luca Spinelli. Forse, alcune mie riflessioni meritano un post a parte.
Luca, che è sempre molto attento nelle sue ricerche, trae conseguenze decisamente più preoccupate rispetto a me che mi sono genericamente limitato a dire che non c’è una gran chiarezza.
Vedo due punti rilevanti.
Cominciamo col primo. Il ddl dice che se i soggetti “operano sulla stessa [Internet] in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro” non sono tenuti all’iscrizione al ROC con tutte le conseguenze del caso (e vedremo quali, è l’oggetto del secondo punto). Ma i blog possono godere di questa “esenzione”? (eggià… perché di eccezione alla regola si tratta).
Luca dice che, in realtà, si deve guardare al caso concreto (ed è il giusto approccio) sostenendo, ad esempio, che il blog di Grillo non sarebbe esentato e così anche tutti i blog che presentano pubblicità retribuita (es.: i comunissimi ads di Google). Ciò perché, secondo l’Agenzia delle Entrate, chi lucra, più o meno, da banner e simili sarebbe imprenditore ai sensi dell’art. 2082 c.c. Sempre Luca, segnala questa pagina, ma, personalmente, io non ci leggo banner=impresa. Piuttosto, vedo delle considerazioni fiscali su un sito di un’impresa che, questa, si fa pubblicità, pagandola, su altri siti. Che mi sembra cosa ben distinta.
E’ vero che l’articolo fa riferimento anche alla figura dell’”intermediario”, ma penso che tale non sia l’eventuale blogger quanto, piuttosto, chi mette in piedi il programma di advertising con una certa organizzazione imprenditoriale (es.: Google).
Mi viene da fare un esempio: è imprenditore il proprietario di un edificio che concede, pur a pagamento, una facciata per apporvi un cartellone realizzato dall’agenzia Alfa per pubblicizzare il prodotto della società Beta? No, secondo me. Pagherà le imposte del caso su quegli introiti, ma non per questo diventerà imprenditore. A meno che non organizzi edifici (o altri supporti) per l’esposizione di cartelloni.
Alla fine, torniamo alla definizione di imprenditore ex art. 2082 c.c.
È imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi“.
Dottrina e giurisprudenza sul punto sono realmente sterminate, ma, per i profili che ci interessano, tutte pongono l’accento sull’”organizzazione al fine de”. E non penso che detta organizzazione si possa scorgere nell’attività di un blogger “ordinario”.
Per dirla tutta, volendo un po’ pignoleggiare, non a caso il nuovo ddl fa riferimento al forme o prodotti che sono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro. Dunque, è l’ipotetico blog, coi suoi contenuti informativi, a dover essere il frutto di detta organizzazione (non a caso parliamo di editoria). E mi viene da pensare a strutture complesse con redazioni o simili. Cosa che riguarda ben pochi blog che, addirittura, per i puristi blog non sono.
Seconda questione. Non condivido gli allarmismi dei più. Certo, il ddl parla di una figura simile a quella del direttore responsabile (”colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni“) che risponderebbe anche dei contributi altrui (i commenti?) e di applicabilità delle “norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa“.
Ma, attenzione: da un lato se io inserisco un contributo di un terzo, ne sono già responsabile in concorso; dall’altro, il reato di diffamazione, giusto per fare l’esempio più ricorrente, è già pacificamente adattabile ai blog e, in generale, alle pubblicazioni telematiche.
Uniche controndicazioni realistiche (se il ddl fosse per ipotesi applicabile a certi blog, cosa che non penso): burocrazia, spese e “controllo” (sempre che sia possibile controllare un blog soltanto a seguito dell’iscrizione al ROC).

preso da www.minotti.net

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Chaiano: “Aria e amianto, ormai è allarme ambientale”

Pubblicato da Alex Buzzella su Novembre 10, 2008

di Pietro Nardiello

Sono sette mesi che i comitati anti discarica  sostengono che la cava di Chiaiano non è il luogo idoneo dove collocare le settecentomila tonnellate di rifiuti così come vorrebbero il sottosegretario Guido Bertolaso e l’intero Esecutivo  guidato da Silvio Berlusconi che da qualche mese, in controtendenza di quanto accade proprio in Parlamento, lavora in piena sintonia anche con il sindaco di Napoli Jervolino ed il Presidente della regione Campania Antonio Bassolino.

Durante l’ennesima manifestazione, che ha visto sfilare in corteo sabato pomeriggio all’incirca cinquecento persone tra le strade del comune di Marano, è stato più volte ribadito come “ci si trovi dinanzi ad un vero e proprio disastro ambientale” perché nella cava che tra qualche settimana dovrebbe ospitare i rifiuti napoletani, così come annunciato dal braccio destro di Bertolaso, il generale Giannini, sono state ritrovate diecimila tonnellate di amianto, eternit e sacchi, recanti il marchio Enel, contenenti rifiuti pericolosi.
Il corteo, con il quale i Comitati hanno soprattutto informato la cittadinanza illustrando come “adesso nell’aria si iniziano a respirare polveri d’amianto perché li, nella cava, le ruspe governative per ultimare i lavori nei tempi stabiliti non stanno recuperando il materiale ritrovato con i mezzi adeguati ma solo con semplici ruspe che, ovviamente, ne causano la rottura e la conseguente dispersione nell’aria”, ha visto la partecipazione di studenti delle università, gente comune che “non ha nulla da spartire con la politica o la camorra che insieme, anche qui, hanno fatto  più di un affare”.
“Sin dal primo giorno in cui la lotta ha avuto inizio –hanno ribadito gli organizzatori- facciamo informazione dal basso difendendoci anche dalla disinformazione di regime che nelle ultime settimane ha sostituito il termine emergenza con quello di questione”.
A questa gente proprio non vanno giù le accuse del generale Giannini che “li ha ritenuti responsabili di mancata vigilanza del territorio”, alle quali risponderanno ufficialmente nei prossimi giorni quando chiederanno alla Procura di Napoli, “perché adesso ci sono le prove”, di inquisire per disastro ambientale lo stesso Giannini, Guido Bertolaso e Silvio Berlusconi oltre che chiedere, sempre alla super Procura guidata da Giandomenico Lepore, il fermo immediato dei lavori ed il sequestro dell’area che la procura ha solamente “ispezionato”.
Silenzio incomprensibile su questa vicenda anche da parte dell’Ente Parco delle Coline, presieduto dall’architetto Agostino Di Lorenzo, che a dire il vero dovrebbe essere il primo Soggetto a doversi sentire defraudato da questa scoperta. “Ma noi –proseguono i rappresentanti dei Comitati- siamo abituati all’assenza in questa battaglia del Parco e del suo presidente perché loro non sono mai stati veramente contro questa discarica”.
Eppure era stato lo stesso Guido Bertolaso, proprio in occasione dello “Jatevenne Day”, con un intervento sulle colonne napoletane di Repubblica a confermare che la cava di Chiaiano, dopo i carotaggi ed i controlli dell’Arpac, era il luogo giusto dove stipare i rifiuti. A questo punto più di qualche dubbio sorge sull’eventuale regolarità dei risultati diffusi e non sarebbe la prima volta che questo accade in Campania.
Le strade di Napoli in queste settimane sono tappezzate di manifesti pubblicitari che annunciano l’inizio della raccolta differenziata, “ci facciamo in quattro” lo slogan che ha raggiunto anche il quartiere di Chiaiano. Ma proprio nei giorni in cui è entrato in vigore il decreto legge che prevede l’arresto per coloro che abbandonano in strada rifiuti ingombranti o pericolosi, le cronache evidenziano i primi sei arresti proprio nella città Capoluogo, nel rione di Chiaiano sono stati ritirati i vecchi bidoni utilizzati per la raccolta di rifiuti mentre  nella zona adiacente l’area della discarica alla popolazione non sono stati consegnati, così come annunciato, i sacchetti ed i nuovi bidoni con i quali dar luogo alla raccolta differenziata. I rifiuti, indifferenziati, giacciono per le strade diventando oggetto di conquista per animali randagi o ronde di ratti. Sarebbe opportuno arrestare anche questi cittadini non rispettosi delle leggi.

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MIRIAM MAKEBA MUORE DOPO IL CONCERTO PER SAVIANO

Pubblicato da Alex Buzzella su Novembre 10, 2008

NAPOLI – Mama Africa, Miriam Makeba, se n’e’ andata uscendo di scena con un finale ad effetto. Aveva speso tutta la sua vita per l’impegno civile ed e’ morta ’sul campo’, a Castel Volturno, un luogo-simbolo della lotta alla criminalita’ ed alla sopraffazione, dove aveva voluto partecipare a tutti i costi, nonostante le non brillanti condizioni di salute, al concerto anticamorra a sostegno dello scrittore Roberto Saviano.

L’artista di colore, 76 anni, era divenuta famosa in tutto il mondo per essersi battuta vigorosamente contro il regime dell’apartheid che aveva dilaniato il suo Paese, il Sudafrica. Non a caso era diventata delegato delle Nazioni Unite. E non a caso il suo impegno contro la segregazione razziale, ingigantito dalla fama di cantante nota in tutto il mondo, aveva causato la reazione del governo sudafricano che, nel 1963 – in pieno regime di apartheid – l’aveva costretta all’esilio ed aveva messo al bando tutti i suoi dischi. Da alcuni anni, per motivi professionali, la Makeba si era gia’ trasferita in Europa, anche se continuava a frequentare di tanto in tanto il suo Paese d’origine. Dopo che le fu imposto l’esilio, per tornare in Sudafrica, Miriam Makeba dovette attendere quasi 30 anni: soltanto nel 1990, infatti, Nelson Mandela riusci’ a convincerla a tornare nella terra dove era nata – sua madre era di etnia swazi e suo padre, morto quando lei aveva sei anni, era uno Xhosa – e che era stata costretta ad abbandonare.

Trasferitasi prima in Europa e poi negli Stati Uniti, proprio in quella lunga fase della sua vita, espresse il meglio di se’ nel campo artistico. In America Miriam Makeba incise le sue canzoni piu’ conosciute: Pata Pata, The Click Song e Malaika. Nel 1968 si sposo’ con Stokely Carmichael, un attivista per i diritti civili. Il matrimonio scateno’ grandi polemiche negli Stati Uniti e la sua carriera ne subi’ un notevole rallentamento. Si separo’ dal marito – con il quale si era trasferita in Guinea – nel 1973. Nel 1985, dopo la morte della sua unica figlia, Bongi, torno’ a vivere in Europa. Nel 2005 decise di dare il suo addio alle scene e lo fece con un memorabile tour, che tocco’ tutti i Paesi del mondo nei quali si era esibita. Ma il destino, per l’addio definitivo, le aveva riservato un altro appuntamento. Quello che ieri sera l’ha condotta sul palco di Baia Verde, a Castel Volturno, dove un pubblico accorso per una grande testimonianza di impegno civile, le ha riservato l’ultimo, indimenticabile applauso.

CAMORRA: CHIESTO IL PIZZO AGLI OPERAI CHE MONTAVANO IL PALCO PER IL CONCERTO
“Alcuni sconosciuti hanno chiesto il pizzo agli operai che stavano montando il palco per il concerto dedicato a Saviano”. Lo ha reso noto l’assessore alla Formazione della Regione Campania, Corrado Gabriele promotore degli Stati generali per la scuola nel Mezzogiorno, che si chiudono questa sera a Castel Volturno (Caserta) proprio con il concerto di Miriam Keba e Maria Nazionale dedicato a Saviano. Il fatto, secondo quanto riferisce Gabriele, è avvenuto nella serata di ieri. L’assessore ha informato dell’accaduto i carabinieri.

“Appena mi hanno riferito l’accaduto – ha detto ancora l’assessore – ho chiamato il comandante provinciale dei carabinieri di Napoli ed è stato informato anche il coordinatore della direzione distrettuale antimafia di Napoli, Franco Roberti”. “Gli operai hanno detto agli sconosciuti di non essere in grado di dare loro risposte e di tornare di oggi”, ha raccontato ancora Gabriele. “Domani formalizzeremo una denuncia contro ignoti – ha concluso Gabriele – ma quanto è avvenuto è di una gravità inaudita. Posso dire però che il concerto si svolgerà regolarmente, grazie alla presenza delle forze dell’ordine, nel posto che avevamo previsto: il luogo dove fu ammazzato l’imprenditore coraggioso Domenico Noviello”.

da ANSA

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Mediaset:Berruti rinviato a giudizio per riciclaggio

Pubblicato da Alex Buzzella su Novembre 10, 2008

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10 novembre 2008
Milano
.Il gup di Milano, Giulia Turri, ha rinviato a giudizio stamani, al termine dell’udienza preliminare, Massimo Maria Berruti, deputato di Forza Italia

,con l’accusa di riciclaggio nell’ambito dell’inchiesta del pm Fabio De Pasquale sui presunti fondi neri relativi ai diritti tv di Mediaset. Secondo l’accusa la firma di Berruti, ex ufficiale della Gdf, avvocato e consulente Fininvest, compare in qualità di beneficiario del conto ‘Jasran’, uno di quelli sui quali, a parere della Procura milanese, sarebbero confluiti parte dei soldi che Silvio Berlusconi e il suo presunto socio occulto, Farouk Agrama, avrebbero accantonato, gonfiando le compravendite negli Usa di diritti cinematografici e televisivi da parte di Fininvest e Mediaset. La vicenda riguarda il processo attualmente sospeso in attesa che la Consulta si pronunci sulla legittimità costituzionale del Lodo Alfano. Il procedimento a carico di Berruti inizierà il prossimo 20 gennaio davanti ai giudici dell’ottava sezione penale del Tribunale.

ANSA

preso da antimafiaduemila

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W l’Italia!

Pubblicato da Alex Buzzella su Novembre 10, 2008




di Giorgio Bongiovanni – 5 novembre 2008
In Italia gli assassini, i criminali, i fascisti-nazisti parlano liberamente in televisione. Licio Gelli, già Maestro Venerabile della famosa e mostruosa loggia massonica P2; già amico di carnefici, assassini e delinquenti come i generali Videla e Massera, sanguinari dittatori argentini; già condannato in Cassazione per calunnia, per il depistaggio delle indagini sulla strage …
… alla stazione di Bologna e per bancarotta fraudolenta (per il fallimento del Banco Ambrosiano: 12 anni); insomma ombra oscura di molti intrighi e parecchi delitti, appare in TV, su Odeon.
Insieme a lui altri personaggi oscuri, vedi Giulio Andreotti o il noto condannato a 9 anni per mafia, pur se in primo grado, Marcello Dell’Utri (speriamo vivamente che venga condannato anche in appello, in Cassazione e soprattutto dalla storia).
Anche questa è l’Italia.
W l’Italia!

Giorgio Bongiovanni
Direttore ANTIMAFIADuemila

preso da antimafiaduemila

In Italia c’è tanta confusione su cosa sia giusto o sbagliato .. di chi sia il buono e il cattivo … anche a causa di questi mezzi di informazione ormai troppo legaati al potere … TV giornali …

anke per questo appoggia il mio gruppo su facebook per difendere la libertà di espressione su Internet :

gruppo NO c 1269 no legge anti blog | Facebook iscrivetevi

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