Trasparente

La vita… è la poesia preferita dell'universo.

Archivio per 12 Novembre 2008

Vigilanza RAI

Pubblicato da Alex Buzzella su Novembre 12, 2008

Ha gettato la maschera. O il cappuccio… Questa sera tutti al Circolo di Montecitorio

di Stefano Corradino

Ha gettato la maschera. O il cappuccio... Questa sera tutti al Circolo di Montecitorio

“In tv ogni giorno in prima serata mi prendono per il c…. Questa situazione deve finire. La Vigilanza? Ora decidiamo noi…” Ha gettato la maschera. O il cappuccio. Nelle interviste di oggi su Corriere e Repubblica Berlusconi fa carta straccia dell’intesa sulla Vigilanza e contesta le trasmissioni non gradite. Altro che editto bulgaro. Sono i prodromi del piano di rinascita democratica di Licio Gelli. Bastano come ragioni per chiedervi di ritrovarci questa sera al Circolo di Montecitorio dalle 18:30 in poi?

Oltre a queste motivazioni vi invitiamo a partecipare, questa sera, mall’assemblea di Articolo21 per altre due ragioni. La prima è “affettiva”, la seconda politica.

Ne è passato di tempo da quando, poco più di 6 anni fu costituita l’associazione che si ispira al 21° articolo della Costituzione. L’elenco delle campagne e delle iniziative promosse dall’associazione, e dopo un anno anche da questo sito internet, sarebbe troppo lungo (anche se non è mai sufficiente l’impegno per la libertà di espressione). Campagne contro la censura e a per la difesa di diritti individuali collettivi. In Italia e a livello internazionale. Ciò che ha reso speciale questo percorso è l’eterogeneità dei suoi promotori. Perchè Articolo21 si compone di anime diverse (alcuni tra loro si chiamano ancora compagni altri semplicemente amici – camerati non ci sembra di ricordarne…). Democratici, liberali, cattolici, socialisti, comunisti… Associazioni pacifiste, antirazziste e antidiscriminatorie, antifasciste, ambientaliste, sindacali… Ognuna con un proprio punto di vista e una propria finalità ma unite da una comune asserzione: in Italia c’è, non da oggi, una scarsa libertà d’informazione e a pagarne le spese sono i soggetti più deboli.
Articolo21 quindi, contrariamente a ciò che accade nell’agone politico in cui ci si divide in due correnti anche quando si è solo in due, ha cercato di unire anzichè dividere. E talvolta lo ha fatto promuovendo convergenze con esponenti politici molto distanti quando gli obiettivi erano (e restano) di grande valore civile e sociale: uno su tutti la sicurezza sul lavoro.
La prima ragione è quindi affettiva. Ci piace l’idea di ritrovarci tutti insieme in carne ed ossa (internet va bene ma l’eccessiva virtualità è dannosa) a condividere, tra una battuta e un bicchiere di vino gioie e dolori di un percorso comune.

La seconda ragione è politica. Perchè non è affatto un bel momento per il nostro bel Paese. Mentre siamo ancora frastornati dall’incredibile responso delle elezioni americane (un Nero abiterà quella casa Bianca costruita qualche secolo fa dagli schiavi del suo stesso colore) l’Italia è frastornata quotidianamente da episodi tutt’altro che entusiasmanti. Basta guardare alla cronaca di ieri: a Rimini hanno versato addosso una tanica di benzina addosso a un clochard e poi gli hanno fuoco… Ancora incidenti sul lavoro: tre morti a Torino, nel bresciano e sull’Autosole… Se poi torniamo indietro di qualche giorno ce n’è per tutti i gusti… Le intimidazioni contro Federica Sciarelli e contro il giornalista Santo Della Volpe, le esternazioni di Cossiga che invoca la vittima tra gli studenti affinchè poi le forze dell’ordine picchino a sangue i manifestanti, Gelli e Dell’Utri che riabilitano Mussolini. E poi le sorti dell’informazione. I problemi dell’editoria e le difficoltà di sussisenza per le testate cooperative, il continuo ostruzionismo della maggioranza sulla Vigilanza Rai, i licenziamenti a La7, Europa7 che ancora non può trasmettere…
Può bastare?

Non ci occuperemo certo di tutti questi temi all’assemblea di stasera ma saremo lì a ribadire che questi ed altri temi diventino centrali nell’informazione televisiva, radiofonica e della carta stampata. Se, come ci ricorda Giulietti, anche solo un centesimo dello spazio dedicato al gossip, alle vicende private dei vip o ai vari Cogne, Garlasco o Perugia fosse dedicato a questi argomenti, sarebbe già un successo.

Sono ragioni sufficienti anche per promuovere una grande assemblea nazionale e questa sera annunceremo tutte le iniziative che saranno assunte non solo in sede nazionale ma anche presso le competenti istanze dell’Unione europea”.

Noi, di questi temi, attraverso questo sito, nuovo di zecca, sempre più visitato grazie alle tante collaborazioni quotidiane, vogliamo continuare ad occuparcene. Grazie alla passione e al contributo di idee di tutti.
Ma abbiamo bisogno anche di un sostanzioso contributo economico. Quindi una mano sulla coscienza e l’altra sul portafoglio. “L’importanza dei soldi – scriveva John Maynard Keynes – deriva essenzialmente dall’essere un legame fra il presente ed il futuro”.

Aiutiamoci a garantirci un presente e un futuro di libertà.

corradino@articolo21.info

preso da www.articolo21.info

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12 Novembre 2008

Vigilanza Rai: pretesti di governo


La candidatura di Leoluca Orlando è la candidatura espressa da tutte le forze di opposizione, ed è espressione del principio per il quale spetta alle opposizioni indicare il nome del presidente della commissione di Vigilanza.

Dopo quattro mesi di ostruzionismo della maggioranza, che ha impedito l’elezione di Leoluca Orlando con le più diverse motivazioni ed anche con un veto a qualunque esponente dell’Italia dei Valori a ricoprire un tale incarico parlamentare, da qualche settimana si utilizza come pretesto per un veto inaccettabile un’intervista rilasciata da Leoluca Orlando al Corriere della Sera nella quale il portavoce nazionale dell’Italia dei Valori parla di pericolo di “modello argentino“. Con una manipolazione pretestuosa, si pretende di far dire a Leoluca Orlando ciò che Leoluca Orlando non ha detto e non è stato in alcun modo pubblicato nella predetta intervista.

Leoluca Orlando non ha mai parlato dell’esperienza Videla, ha invece fatto riferimento, come espediente comunicativo, al cosiddetto modello argentino che secondo tutti i testi di scienza politica è caratterizzato, anche negli anni dei governi democratici di Alfonsin e Alvarez , ad una limitazione del ruolo del Parlamento e a una tendenza a leadership carismatiche.

Il riferimento a tale modello è presente in numerose analisi di studiosi politici e di numerosi esperti delle attuali opposizioni. Utilizzare tale pretesto e porre un siffatto veto è una violazione del principio democratico di rappresentanza e costituisce una palese ignoranza della cultura istituzionale di Leoluca Orlando che ha assicurato che svolgerà il ruolo al quale è indicato con imparzialità, dichiarando che rinuncerà all’incarico di portavoce di Italia dei valori.

preso da http://italiadeivalori.antoniodipietro.com/index.php

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30 giorni per 30 articoli – di Flavio Lotti

Pubblicato da Alex Buzzella su Novembre 12, 2008

30 giorni per 30 articoli

di Flavio Lotti

30 giorni per 30 articoli

Tra 30 giorni, il 10 dicembre 2008, in tutto il mondo verrà celebrato il 60° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Un documento di straordinaria importanza che in 30 articoli parla di ciascuno di noi, della dignità e del valore di ogni persona e definisce con parole chiare e semplici i nostri fondamentali diritti. Sono diritti civili e politici ma anche diritti economici, sociali e culturali. Sono diritti individuali, universali e indivisibili.

Poche parole. Solo 30 articoli.

Eppure, ancora oggi, pochissimi italiani li conoscono.
Eppure, dietro a ciascuno di questi articoli ci sono stati tanti giovani che hanno lottato e spesso pagato con la vita l’impegno contro la guerra, la dittatura e l’oppressione, per la libertà e la giustizia.
Eppure quei diritti continuano ad essere violati in tante parti del mondo e anche nel nostro paese.

Ecco perché, a partire da, lunedì 10 novembre 2008, invitiamo tutti a leggere un articolo al giorno. Chiunque tu sia, ovunque tu sia, bastano pochi secondi al giorno per imparare, ogni giorno, uno dei nostri fondamentali diritti e, insieme, delle nostre responsabilità. Non lasciare dunque che restino sulla carta. Conoscili. Comprendili. Meditali. Imparali. E impegnati a promuoverli e a difenderli: per te, per noi e per tutti gli esseri umani. Non lasciare che la violenza e l’indifferenza abbiano il soprav¬vento. Hanno già fatto troppo male a molti.

Ai direttori dei TG della RAI servizio pubblico, chiediamo di dedicare da oggi al prossimo 10 dicembre, pochi secondi dei TG alla semplice lettura giornaliera di uno degli articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Un servizio ai cittadini. Un modo semplice per adempiere ai doveri istituzionali del servizio pubblico e di aiutare il nostro paese a riscoprire le basi della convivenza.

Questo invito vale, naturalmente, anche per tutti i responsabili del mondo della comunicazione e dell’informazione, per tutti i protagonisti e responsabili del mondo della scuola e di tutte le altre agenzie educative.

Da oggi, ogni articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che leggeremo (uno al giorno) fino al 10 dicembre 2008 sarà accompagnato da una riflessione del prof. Antonio Papisca, direttore della Cattedra UNESCO “Diritti umani, democrazia e pace” presso il Centro interdipartimentale sui diritti della persona e dei popoli dell’Università di Padova.
Oggi il “commento” del prof. Papisca è triplo: sul preambolo della Dichiarazione Universale, sull’Articolo 1 e sull’articolo di oggi: l’Articolo 2.

Leggiamo insieme il secondo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Articolo 2 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

“Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia  che tale territorio sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi altra limitazione di sovranità”.

Questo articolo, affermando che tutti i diritti e libertà enunciati nella Dichiarazione “spettano ad ogni individuo”, potrebbe sembrare pleonastico rispetto all’articolo 1, è invece il suo completamento con  l’ammonizione: giù le mani dalla dignità della persona e dai diritti che le ineriscono. L’espressione “senza distinzione”, richiama implicitamente il principio di eguaglianza e introduce quello di non discriminazione, che verrà esplicitato dall’articolo 7. Il divieto di discriminazione è già espresso, in termini generali, nell’articolo 1 della Carta delle Nazioni Unite (1945), che annovera tra i fini quello di “conseguire la cooperazione internazionale nella soluzione dei problemi internazionali di carattere economico, sociale, culturale ad umanitario, e nel promuovere e incoraggiare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzione di razza, di sesso, di lingua o di religione”(corsivo aggiunto). La dottrina e la giurisprudenza sono concordi nell’annoverare il divieto di discriminazione tra quelli assoluti, come tali ad altissima valenza precettiva: al riguardo si parla di ius cogens, i cui principi obbligano tutti a prescindere dal fatto di averli accettati per iscritto. Siamo nel diritto consuetudinario, che comprende anche i divieti di schiavitù, di genocidio, di violazioni estese e reiterate dei diritti umani.
Il divieto di discriminazione è ribadito in tutte le Convenzioni giuridiche internazionali, in particolare nella Convenzione contro la discriminazione razziale, in quella contro le donne, in quella sui diritti delle persone con diasbilità, in quella sui diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie.
L’articolo 2 della Dichiarazione universale offre una tipologia di cause e forme di discriminazione. Va sottolineato il secondo paragrafo che attiene allo ‘statuto politico, giuridico o internazionale’ dei paesi e dei terrritori di afferenza delle persone. L’appartenenza di una persona ad uno stato a regime totalitario non può essere motivo di discriminazione da parte di governi e cittadini di stati a regime democratico. Per i diritti umani non vale il principio mercantile della reciprocità.
Forme sempre più frequenti di discriminazione attengono alla sfera della pratica religiosa, dell’educazione e della cittadinanza. Per esempio, le classi scolastiche ‘differenziate’ per i bambini degli immigrati costituiscono flagrante violazione, oltre che del generale divieto di discriminazione, anche degli espliciti obblighi delle Convenzioni Unesco in materia sia di educazione (1960) sia di “protezione e promozione della diversità delle espressioni culturali” (entrata in vigore nel 2006). Una forma particolarmente odiosa di discriminazione è quella che si traduce nella pulizia etnica e, spesso, nei collegati processi di vero e proprio genocidio. La discriminazione investe anche il mondo del lavoro. Le politiche che assumono come fisiologica la disoccupazione e la precarietà contravvengo il divieto di discriminazione. Le politiche di neoliberismo, improntate alla de-regulation (economica e istituzionale) e che danno per scontato che ottocento milioni di esseri umani debbano morire per fame e povertà estrema, sono flagrantemente discriminatorie. C’è chi pensa, a ragione, che tali politiche debbano essere annoverate tra i crimini contro l’umanità.
La discriminazione è l’alleata, talora subdola ma sempre perniciosamente efficace, di intolleranza, razzismo, xenofobia, guerra.

Antonio Papisca
Cattedra UNESCO “Diritti umani, democrazia e pace” presso il Centro interdipartimentale sui diritti della persona e dei popoli dell’Università di Padova (antonino.papisca@unipd.it).

preso da articolo21.info

OHCHR

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Ricerca Migrantes-Università di Verona: gli zingari non rubano bambini

Pubblicato da Alex Buzzella su Novembre 12, 2008

In Italia lo stereotipo “gli zingari rubano i bambini” risulta essere molto piu’ potente di qualsiasi altro. E si tratta, appunto di uno stereotipo.

E’ il risultato di una ricerca commissionata dalla Fondazione Migrantes al Dipartimento di psicologia e antropologia culturale dell’Universita’ degli Studi di Verona sui rapimenti, presunti o tentati, addebitati ai rom nell’arco di tempo che va dal 1986 (caso avvenuto in Costa Smeralda) al 2007 (Isola delle Femmine, vicino a Palermo).

Lo studio ha preso in esame 40 casi: 29 di sottrazione e 11 casi di sparizione di bambini, nella maggioranza molto noti all’opinione pubblica (come quelli di Angela Celentano e Denise Pipitone). “Non esiste nessun caso in cui sia avvenuta una sottrazione del bambino: nessun esito, infatti, corrisponde – affermano i ricercatori – ad una sottrazione dell’infante effettivamente avvenuta, ma si e’ sempre di fronte ad un tentato rapimento o meglio ad un racconto di un tentato rapimento”.

L’opinione pubblica sarebbe spesso vittima anche della “confusione che generano i media al momento della denuncia del fatto, dando come provato e vero il tentato rapimento”. Poca o nessuna rilevanza viene data se la notizia, dopo le indagini delle Forze dell’ordine, si rivela un falso o un equivoco. Dei 29 casi presi in esame, solo 6 hanno portato all’apertura del procedimento e dell’azione penale.

Questi 6 casi hanno rappresentato “il cuore del lavoro di ricerca” attraverso lo studio dei fascicoli processali. Per gli episodi di sparizione, la ricerca ha ricostruito i momenti in cui rom e sinti diventavano soggetti sospetti e gli esiti degli accertamenti investigativi: sono stati sempre “sempre negativi”.

Quando il minore scomparso viene ritrovato, “l’opposizione fra cio’ che e’ accaduto realmente e l’immaginario stereotipico del rapimento da parte dei rom emerge con una forza squassante”.

In conclusione, gli operatori pastorali dei rom e sinti della Fondazione Migrantes si augurano che questi dati “giungano al pubblico”, in “un momento in cui c’e’ grande bisogno di razionalita’ e ragionevolezza che contrastino l’intolleranza, il fanatismo e i pregiudizi”.

preso da www.rainews24.it

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La Casta resiste – di Antonio Borghesi

Pubblicato da Alex Buzzella su Novembre 12, 2008

11 Novembre 2008


Il 24 giugno ho presentato una proposta di legge per limitare ad un massimo di 2.065,83 euro la somma che può essere erogata come liberalità ai partiti, usufruendo della detrazione del 19% in dichiarazione dei redditi. Attualmente in base alla legge si può arrivare sino a 103.291,38 euro, a cui corrisponde una detrazione d’imposta di 19.625,33 euro. Per intenderci, il limite da me proposto è il medesimo che è previsto per le associazioni umanitarie, per quelle che fanno ricerca sulle malattie, e così via. Condizione prevista dalla legge è che si tratti di partito politico che abbia almeno un rappresentante eletto in Parlamento.

Ebbene, l’Agenzia delle Entrate con una risoluzione del 30 ottobre scorso ha dato una interpretazione estensiva della norma permettendo che fino alla fine dell’anno ne usufruiscano anche i partiti che, pur non essendo presenti oggi in Parlamento, lo erano fino alle ultime elezioni dello scorso aprile. Noi di Idv avevamo già fermato in passato un tentativo in tal senso del deputato Sposetti (Pd), che voleva rendere possibili le erogazioni anche ai DS, alla Margherita ed all’Ulivo, non più presenti in Parlamento.

Di questa vicenda ha parlato Sergio Rizzo sul Corriere della Sera del 7 novembre scorso, che cita appunto il fatto che il mio disegno di legge giace da oltre quattro mesi nel cassetto. Secondo Rizzo “tutto lascia prevedere che lì dentro sia destinato a rimanerci ancora per un bel pezzo”.

Trovo la cosa inaccettabile, tanto più che ho appena depositato una interrogazione parlamentare, poiché un contribuente mi ha scritto che in data 02/05/2008 ha chiesto al suo Comune di residenza e all’Agenzia delle Entrate il rimborso dell’addizionale comunale IRPEF per gli anni 2002 e 2005. Si è sentito rispondere da entrambi che sono costretti a sospendere il procedimento fino alla data di pubblicazione del Decreto Ministeriale previsto dall’art. 1 del D Lgs. N. 360 del 28/9/98 con il quale dovranno essere definite le modalità operative con le quali adempiere a questa previsione normativa.

Da 10 anni, ripeto 10 anni, nessuno dei governi che si è succeduto ha ritenuto di adempiere a quest’obbligo di legge, stabilendo le modalità con le quali restituire al cittadino che ne abbia diritto, le addizionali comunale e regionale. Trovo tutto ciò sia scandaloso e dimostri come il cittadino sia trattato da suddito. Poiché voglio stare “dalla parte dei cittadini” pretenderò che alla mia interrogazione sia data risposta urgente.

preso daitaliadeivalori.antoniodipietro.com

se qualcuno sa spiegarmi bene cosa sia la liberalità ai partiti lo ringrazio :)

da quello che ho capito è una quantità di denaro data ai partiti .. no ?

grazie

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