Trasparente

La vita…. è la poesia preferita dell'universo.

Archivio per Dicembre 2008

I soldi? solo a chi ne ha già!

Pubblicato da Alex Buzzella su Dicembre 30, 2008

Perde un piede sul lavoro L’Inail: non è infortunio

di Gemma Contin*

non è infortunio

Un normale giorno di lavoro, lo scorso primo febbraio, per Giorgio Sordini, 63 anni, da Civitanova Marche, di mestiere ex camionista, poi addetto al magazzinaggio in una ditta di autotrasporti. Un normalissimo giorno lavorativo, come tanti, un po’ noioso dopo aver dovuto abbandonare i lunghi viaggi a bordo dei tir a causa di una patologia invalidante come il diabete. Un giorno qualunque, se non ci fosse stato quell’incidente sul lavoro, uno dei tanti infortuni, tra il milione e passa che accadono ogni anno in Italia, piovuto come un fulmine a travolgere la vita di Giorgio Sordini. Un carico da spostare, un muletto che funziona male, una svista.

Chissà. Il carico oscilla, l’operaio perde il controllo del muletto, la merce si piega su un lato e piomba sul piede dell’uomo. Grida, dolore violento. Qualcuno lo aiuta, lo libera dal carico. I compagni di lavoro lo inducono ad andare all’ospedale, ma anziché correre al pronto soccorso l’uomo finisce la giornata di lavoro con il piede che si gonfia a vista d’occhio. L’indomani va dal medico curante, che gli prescrive dei banali antidolorifici. Forse il sanitario trascura di visitarlo, forse non si ricorda che l’operaio è affetto da diabete. Forse Sordiniminimizza l’accaduto. Forse incappa nella trascuratezza di troppi cosiddetti medici di famiglia, o di base, trasformati dall’incuria della sanità pubblica in scribacchini di ricette da esibire in farmacia.

Sta di fatto che il dottore si limita a prescrivergli i soliti antidolorifici, in attesa che la botta si sgonfi e l’ematoma si riassorba. Ma il piede continua a far male, Sordini non riesce a camminare, così, il 13 febbraio, dopo dodici giorni di dolori lancinanti, si presenta al pronto soccorso. Intanto l’arto da viola, anziché sbiadire al verde e al giallo come qualsiasi botta in un soggetto normale, è passato prima al rosso fuoco poi al bluastro, poi è diventato nero. Quando l’operaio arriva finalmente in ospedale gli diagnosticano un «trauma da schiacciamento con ischemia distale del piede sinistro».

In un soggetto diabetico significa che il piede è andato. E infatti il 16 febbraio Sordini viene trasferito dal reparto di Medicina d’urgenza dell’ospedale di Civitanova a quello di Chirurgia di Torrette di Ancona, dove gli viene praticata l’amputazione dell’avampiede. E il calvario comincia proprio qui, nel momento in cui Giorgio Sordini presenta la documentazione all’Inail, l’Istituto nazionale di assistenza per gli infortuni sul lavoro, per ottenere il riconoscimento dell’invalidità, dato che con un piede ridotto a moncone è difficile continuare a svolgere il lavoro di magazziniere, e per ricevere di conseguenza l’assegno vitalizio che gli consenta di sopravvivere e di curarsi. Ma l’Inail sostiene che poiché il lavoratore era affetto da diabete, era destinato a perdere comunque l’arto, prima o poi, non necessariamente a causa di un infortunio.

E quindi gli riconosce soltanto l’indennizzo di 461 euro per i giorni di assenza dal lavoro. Anzi, oppone alle ragioni del lavoratore infortunato una legge, la numero 115 del 1987, che regola la materia della prevenzione e delle cure nei soggetti affetti da diabete mellito, una patologia che la legge definisce di “alto interesse sociale”. L’Inail dunque gira il caso all’Inps, con la scusa che l’amputazione è dovuta al diabete e non all’infortunio. E qui comincia il ballo delle carte. L’Inps infatti studia il caso, lo classifica come “infortunio sul lavoro” e rispedisce tutto all’Inail. La storia va avanti così da dieci mesi.

L’operaio intanto non può lavorare. Non ha stipendio. Riceve, nelle more della vertenza tra i due enti, un contributo mensile dall’Inps di 250 euro a titolo di riconoscimento del 3% di invalidità. Con la pensione della sua compagna arrivano a 500 euro al mese. Non possono più pagare l’affitto e non hanno i soldi per un avvocato che incardini la pratica nei confronti dell’Inail. E’ bene far presente, a questo punto, che il Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Istituto di assistenza per gli infortuni sul lavoro presieduto da Vincenzo Mungari ha presentato un bilancio preventivo per il 2008 con la stima di un avanzo patrimoniale di due miliardi e 830 milioni di euro, quasi tre volte quello realizzato nel 2007 quando, per la prima volta nella storia dell’istituto, è stato raggiunto un avanzo di bilancio (nelle aziende si chiama utile) di un miliardo e 74 milioni di euro. Aiutooo!
da LIBERAZIONE

preso da articolo21.info

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Posto che il medico ha sbagliato ecc …

ma per rispetto e principio L’ inail dovrebbe ripensare a una “decisione” del genere !!

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Gruppo di sostegno alle leggi proposta dall’IdV :

1 riduzione a un solo stipendio per i parlamentari che hanno anche incarichi di governo

2 cancellazione del divario fra le liberalità per i partiti 103.291,38 euro ) e per le associazioni caritatevoli (2.065,83 euro ) , portando le prime ugiali alle seconde .

3 cancellazione dei finanziamenti ai partiti usciti dal parlamento a fine legislatura ( sia intera, 5 anni, che precoce per la quale continuano i finanziamenti di quella vecchia fino al completarsi dei 5 anni )  pur non essendo eletti in quella nuova .Se un partito rinuncia a un finanziamento, questo viene diviso fra gli altri partiti | scandaloso !!

http://www.facebook.com/video/#/group.php?gid=45212414879

banner di sostegno

<a href=”http://www.facebook.com/video/#/group.php?gid=45212414879“><img class=”alignnone” src=”http://profile.ak.facebook.com/object3/45/40/n45212414879_8108.jpg” alt=”” width=”181″ height=”151″ /></a>

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Curiosità ma forse ci farebbe comodo in Italia,

iniziativa di un imprenditore coreano:

obbiettivo diminuire suicidi e

diminuire corruzione

Finta morte e finta galera

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appello fini travaglio

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Gruppo Passaparola-Marco Travaglio su  Facebook

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Parlamento Pulito :

Parlamento Pulito

www.beppegrillo.it

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Informazioni sulla proposta di referendum-Parlamento Pulito

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www.parlamentopulito.com

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Il Calendario dei Santi Laici, anno in anno

Pubblicato da Alex Buzzella su Dicembre 30, 2008

24 Novembre 2009

Il Calendario dei Santi Laici 2010

È necessario portare il nostro cuore in miniera. Una miniera profonda,
piena di testimonianze, di diamanti che brillano. Per scendere nelle sue viscere bisogna avere il cuore appresso, come una lanterna. Nei suoi lunghi cunicoli, per tutta la sua estensione, ci sono i Santi Laici. Santi più per caso che per propria volontà. Talvolta un diamante, un Santo Laico, torna in superficie, ma la sua luce offende i nostri occhi. Non sono più abituati a Giorgio Ambrosoli, Giuseppe Impastato, Rosario Livatino, don Peppe Diana. I Santi Laici sono il nostro specchio oscuro. Centinaia e centinaia di vittime. Ognuno a modo suo, spesso inconsapevole, sempre temerario, ha perso la vita per una idea di Stato che forse esisteva solo nella sua coscienza. Ascoltare le loro voci, leggere le loro storie e continuare a vivere nell’indifferenza di un Paese consegnato ai suoi peggiori istinti è difficile, per molti impossibile. Meglio cancellare le loro esistenze, le loro testimonianze civili dietro la facile definizione di “eroi”. Un eroe è un individuo eccezionale. Tutti noi, cittadini comuni, la regola che viene confermata dall’eccezione. Nella miniera c’è però una luce sempre più forte. Quella di Paolo Borsellino. Un diamante seppellito insieme ai motivi del suo assassinio. Vicino a lui, un’agenda rossa che forse farà luce nel buio senza stelle di questa Italia.

Beppe Grillo


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200920082007

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30 Dicembre 2008

Il Calendario dei Santi Laici 2009


Introduzione al Calendario Santi Laici 2009:
“Se si scorre l’elenco dei Santi Laici, la prima reazione è un senso di vertigine. Un’impressione che si può provare solo di fronte all’abisso, al vuoto di un precipizio senza fine. Non è un semplice, e lunghissimo, elenco di omicidi di carabinieri, poliziotti, magistrati, politici, giornalisti, sacerdoti e cittadini. E’ un fiume di sangue che percorre la nostra Storia. Un massacro sul quale si fonda e vive la nostra Repubblica. Chiudete gli occhi e pensate a questi uomini e donne che hanno sacrificato la vita per lo Stato. E immaginate il loro ruolo nella guida della Nazione, se fossero ancora in vita. Borsellino presidente della Repubblica, Falcone ministro della Giustizia, Don Puglisi cardinale, Ambrosoli presidente del Consiglio, Fava direttore del Corriere della Sera. Poi aprite gli occhi e vedete la realtà desolante di prescritti, mafiosi, condannati in Parlamento e dell’informazione in mano ai loro servi. Vi chiederete perché, in così tanti, hanno dato la vita. Cosa li ha spinti. Io credo che la loro coscienza li abbia costretti a farlo. Non avevano semplicemente altra scelta. Non potevano voltarsi da un’altra parte. Molti sapevano di essere condannati. In questo simili al Cristo dei Vangeli che accettava il martirio, pur potendo sfuggirvi. Gli onesti sono tollerati solo se non denunciano il Sistema, quella galassia di criminalità organizzata, massoneria deviata e corruzione politica che governa l’Italia. Fino a ieri in modo occulto, oggi in modo sfacciato, plateale. Il Sistema agisce nei confronti degli onesti per gradi. Prima cerca di comprarli, poi li minaccia. Se fallisce, allora li isola e se questo non è sufficiente, dopo averli isolati, li uccide. L’isolamento da parte delle istituzioni e dei media è il campanello d’allarme. L’ultima chiamata. Centinaia di persone lo hanno sentito e hanno tirato dritto. A loro dovrebbero essere intitolate le vie e le piazze d’Italia. Quelle che i politici vogliono dedicare al latitante Bettino Craxi. Davanti a Montecitorio ci dovrebbe essere una lapide con i loro nomi in caratteri d’oro, in ordine alfabetico. Il mio augurio per il 2009 è di non lasciare perdere, di non lasciare più perdere nulla. Nessuno è al di sopra della legge e i delinquenti vanno chiamati solo con il loro nome. Non voltatevi più dall’altra parte, ma solo dalla vostra parte. I Santi Laici, da lassù, vi daranno una mano.
No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere”. Dalla lettera di Giacomo Ulivi, partigiano, assassinato dai fascisti nella Piazza Grande di Modena il 10 novembre 1944″.


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Marco Travaglio – I mandarini della Casta

Pubblicato da Alex Buzzella su Dicembre 29, 2008

29.12.2008

gruppo facebook Passaparola- Marco Travaglio :

http://www.facebook.com/groups.php?ref=sb#/group.php?gid=41792700210

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Lettera di Cristiano Di Pietro .

Pubblicato da Alex Buzzella su Dicembre 29, 2008

“Montenero li 29.12.08

All’on.le Giuseppe Astore, Presidente ufficio politico regionale IDV – Campobasso
Al dott. Giuseppe Caterina, Segretario regionale IDV – Campobasso
Ai componenti Ufficio Presidenza IDV nazionale – Loro Sedi

Gentili amici,
ho fatto e faccio il mio dovere di consigliere comunale e provinciale senza mai aver infranto la legge (ed infatti nessuna autorità giudiziaria mi ha mai mosso alcun rilievo). Eppure mi ritrovo tutti i giorni sbattuto in prima pagina come se fossi un “appestato”.

La mia unica colpa è quella di essere “figlio di mio padre”: per colpire lui stanno colpendo me, mia moglie ed i miei tre figli, dimenticando che anche noi abbiamo la nostra dignità ed abbiamo il diritto di esistere.

Lascio l’Italia dei Valori e conseguentemente ogni incarico di partito ed anche il mio ruolo di Capogruppo al Consiglio provinciale di Campobasso, ove mi iscriverò al Gruppo misto. Lo faccio con sofferenza e dispiacere (soprattutto per la disumana ingiustizia che sto patendo) ma non voglio creare imbarazzo alcuno al partito.

Attenderò serenamente che la Procura di Napoli completi le indagini preliminari in corso (che peraltro nemmeno riguardano la mia persona) in esito alle quali ogni singola posizione personale potrà essere chiara a tutti. Poi, quando tutto sarà chiarito, ne riparleremo.

Un caro saluto ed un sincero augurio per un anno migliore,

Cristiano Di Pietro

presa da : http://www.antoniodipietro.com/2008/12/lettera_di_cristiano_di_pietro.html

E’ quello che mi sarei aspettato da questo partito … ancora una volta non ha deluso

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giovedì 12 febbraio

Il misterioso caso di Cristiano Di Pietro

Ecco come si è risolta la situazione :

(Foto di A. Dragonetti)

Dopo alcune settimane dallo scandalo delle tangenti che ha travolto Napoli, la famosa inchiesta sul “Global Service” non trova più spazio nei notiziari quotidiani. Neanche nel periodo in cui era appena scoppiata si è parlato approfonditamente del caso, mentre si è ritenuto più interessante soffermarsi su una vicenda secondaria ma sempre inerente all’inchiesta: il caso Di Pietro jr.

Cristiano Di Pietro, figlio di Antonio (ex-pm e oggi Presidente dell’Italia dei Valori), è stato intercettato mentre colloquiava con l’ormai ex provveditore alle opere pubbliche della Campania e del Molise Mario Mautone, al quale ha segnalato diverse persone per alcuni lavori.

Il telefono sotto intercettazione era quello di Mautone, indagato per comportamenti illeciti, e non quello di Di Pietro, ignaro del fatto che stesse parlando con una persone sotto inchiesta.

Nello stesso momento in cui sono uscite le intercettazioni riguardanti Cristiano la stampa e i tg si sono precipitati nel pubblicare la notizia; eppure la persona in questione non aveva commesso nulla di penalmente rilevante, né tantomeno era stata iscritta nel registro degli indagati. Perché allora diffondere una notizia del genere piuttosto che soffermarsi su chi invece era realmente coinvolto in quell’inchiesta?

I più maliziosi potrebbero pensare che sia stata architettata una vera e propria campagna denigratoria nei confronti di Antonio Di Pietro e dell’Italia dei Valori, sfruttando le raccomandazioni chieste dal figlio con l’intento di screditare il rispetto della legalità alla base del partito. In parole povere, accomunare l’Italia dei Valori a tutti gli altri partiti, facendo precipitare su di esso la mannaia della “questione morale”.

Cristiano Di Pietro però, come già detto, non era indagato; la pressione mediatica lo costrinse alle dimissioni dal partito, accompagnate da una lettera nella quale dichiara: “la mia unica colpa è essere figlio di mio padre: per colpire lui stanno colpendo me”, e ancora: “faccio il mio dovere senza aver infranto la legge. Eppure mi ritrovo tutti i giorni sbattuto in prima pagina come se fossi un appestato”, con riferimento alle numerose prime pagine dedicategli da “Il Giornale”.

Dopo giorni di discussioni e dichiarazioni dei vari politici il caso viene messo a tacere con le dimissioni di Cristiano. Caso che però scoppia di nuovo pochi giorni dopo, quando vien resa nota la notizia della sua iscrizione al registro degli indagati, eseguita come atto dovuto per proseguire l’inchiesta. Le polemiche si alimentano nuovamente, nonostante la persona interessata si sia fatta da parte ben prima che fosse indagata.

Spenti gli animi, del fatto si smette di parlare. Una breve notizia del rinvio a giudizio di alcune persone e nulla più. Stranamente l’informazione, televisiva e cartacea, ha scelto di non rendere noto all’Italia che Cristiano Di Pietro non è stato rinviato a giudizio dopo aver diffuso ampiamente le intercettazioni che lo riguardavano, preferendo piuttosto lasciar credere che sia un delinquente o, come lui stesso si definisce, un “appestato”.

I giorni passano, ma le pesanti accuse lanciate da parte de “Il Giornale” non vengono minimamente ritrattate, nonostante la procura di Maria Capua Vetere abbia scagionato Di Pietro jr. da qualsiasi accusa.

Rimane solo l’ombra delle raccomandazioni, che in Italia fan quasi tenerezza nel confrontarle ad una condanna in primo grado di concorso esterno in associazione mafiosa come quella del senatore e fondatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri.

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Attacco a Gaza

Pubblicato da Alex Buzzella su Dicembre 28, 2008

Attacco a Gaza: intervista al portavoce dei Fratelli Musulmani al Cairo, Abd el-Monam Aboul-Fetuh

di Michaela De Marco

intervista al portavoce dei Fratelli Musulmani al Cairo, Abd el-Monam Aboul-Fetuh

IL CAIRO – Dinanzi alle sistematiche violazioni da
parte dell’esercito israeliano, e dinanzi alle condizioni ormai
invivibili nella Striscia di Gaza, il 18 dicembre Hamas ha interrotto
la tregua pattuita con la parte israeliana, e ha iniziato a lanciare
razzi Qassem al confine sud di Israele, senza tuttavia provocare
perdite significative presso la comunità ebraica. Non si
può tuttavia ritenere Hamas il reale “trasgressore” dei patti,
dato che lo scorso 5 novembre l’esercito israeliano ha nottetempo
lanciato missili lungo la Striscia uccidendo sei palestinesi. Ieri
mattina , intorno alle 11.30 locali, mentre i bambini uscivano da
scuola, aerei F.16 ed elicotteri israeliani hanno bombardato la
Striscia, e non hanno ancora cessato di colpire basi, arsenali e
installazioni militari, in gran parte situate nel cuore di aree
densamente abitate da civili.

Il bilancio dei morti sale di ora
in ora, Hamas incita a vendetta, Israele dichiara di voler allargare la
sua offensiva, le potenze occidentali hanno (verbalmente) condannato
l’attacco e i palestinesi da ore scappano in preda al delirio e
all’isteria più totale. L’Egitto ha aperto le sue porte e i
gazesi si sono riversati in terra egiziana per sfuggire allo scroscio
di missili.

Nel pomeriggio, nel suo ufficio a Kasr el Nil, nel
cuore della capitale egiziana, ho incontrato Abd al-Monam Aboul-Fetuh,
portavoce dell’imponente organizzazione dei Fratelli Musulmani,
nonché elemento di spicco presso il sindacato dei medici
egiziani, che s’è distinto per la sua sensibilità nei
confronti delle condizioni disumane in cui perversa la popolazione
civile palestinese, e che da sempre invia medici sulla Striscia per
supplire alle carenze del sistema sanitario.

I Fratelli
in questo paese sono sempre stati in prima linea per difendere i
diritti della popolazione palestinese. In che modo i Fratelli Musulmani
egiziani stanno affrontando questa situazione?

Alle ore
17:00 oggi abbiamo organizzato una manifestazione di protesta davanti
al sindacato dei giornalisti. Domani abbiamo in programma una
manifestazione alle ore 13:00, sfileremo per tutto il centro cittadino.
Questa mattina cento autoambulanze sono partite dal Cairo, i nostri
medici si sono precipitati a Gaza per operazioni di primo soccorso.
Domani probabilmente cercheremo di trasferire i feriti al Cairo in
strutture ospedaliere più organizzate.

Come considerate la posizione del governo egiziano dinanzi agli attacchi israeliani?
Pessimo.
È vero che oggi il confine è stato aperto e che il
presidente s’è espresso negativamente nei confronti
dell’iniziativa israeliana. Ma solo pochi giorni fa Mubarak ha ospitato
Livni, leader del partito Kadima,nonchè promettente successore
dell’attuale primo ministro Ehud Olmert. Dal governo egiziano ci si
aspetta un atteggiamento conciliante nei confronti di Israele, e nel
tentativo di mediare tra i due fronti, quello palestinese e quello
israeliano, Mubarak s’è dimostrato assai disponibile nei
confronti del governo sionista, e ha più volte manifestato,
attraverso i “suoi” media, il massimo disprezzo nei confronti delle
strategie messe in atto dalla resistenza palestinese. I gesti di
solidarietà nei confronti dei palestinesi non si sono tradotti
mai in politiche di rottura nei confronti di Israele, si possono dunque
considerare puramente “cosmetici”. 

E le posizioni di Europa e Stati Uniti?
Falso
dispiacere nei confronti della carneficina a Gaza. Sembra che le
superpotenze occidentali siano spaventate dal gigante sionista. Fatto
sta che nessuna potenza occidentale ha mosso realmente un dito per
difendere i palestinesi. Dal fronte Ovest solo le solite critiche che
mai si tradurranno in atti contro la potenza israeliana.

Quali relazioni intercorrono tra Hamas e Fratelli Musulmani egiziani?
Nessuna
relazione “ufficiale”. Hamas e Fratellanza egiziana provengono dalla
stessa scuola. Hamas rappresenta il prolungamento naturale dei Fratelli
nei territori occupati. C’è senz’altro una “simpatia” e un
sostegno morale. Ma nessun finanziamento, né alcun contatto
diretto. Noi non sosteniamo nessuna organizzazione palestinese. Il
nostro sostegno va direttamente alla popolazione senza intermediari.
Organizziamo conferenze, convegni, campagne di sensibilizzazione,
inviamo aiuti umanitari e medici specializzati. Inoltre, noi
esercitiamo pressioni affinchè Hamas e Fatah cessino di farsi
guerra. Bisogna restare uniti dinanzi al nemico sionista. Questa sorta
di guerra civile tra le due organizzazioni sta indebolendo il fronte
palestinese e condannando la popolazione civile al macello. Il governo
egiziano non si pone da reale intermediatore: in tutta evidenza pende
verso Fatah.  Il suo atteggiamento non è “arabo”, è
più che altro di tipo “americano” o “europeo”.

Anche dall’Iran è giunto un sostegno totale alla popolazione civile palestinese. L’Iran come voi non riconosce Israele…
Ma
non c’è nessun rapporto con l’Iran. Non perché loro sono
sciiti e noi sunniti. Semplicemente non v’è molta simpatia nei
confronti del regime iraniano, molto lontano al tipo di regime che noi
vorremmo per l’Egitto, ossia un regime democratico, garante dei diritti
umani.

Ma come per Hamas e Fatah, non dovrebbe vigere la logica di unire le forze per affrontare il nemico?
L’Egitto
non è l’Europa. Le organizzazioni politiche, ma anche le
organizzazioni non governative, non possono creare legami con chiunque.
Tutti i collegamenti sono severamente controllati. Qui in Egitto, paese
dell’ “Asse del Bene”, è severamente proibito avere contatti col
regime iraniano. Il governo teme che l’Iran possa metter mano sul suolo
egiziano. Poi si deve aggiungere che l’organizzazione dei Fratelli
Musulmani, illegale per le autorità, viene ulteriormente tenuta
a bada: noi siamo pur sempre la più importante formazione
politica egiziana d’opposizione, l’unico movimento autenticamente di
massa del paese, in altre parole, una grossa spina sul fianco per il
regime egiziano.

Quali saranno le conseguenze di questi attacchi a Gaza?
Non
si possono prevedere ancora. Certo è che si son fatti molti
“passi indietro” in quel processo di pacificazione tra le parti, tanto
auspicato (a parole) dalle potenze occidentali. Quello che sta
accadendo a Gaza creerà ulteriore instabilità politica e
ingrosserà le file delle milizie armate. 200 morti significano
almeno 100 famiglie distrutte dal dolore. Il dolore diventa rabbia.
Bisogna temerlo un popolo umiliato ed orgoglioso come quello
palestinese.

E la speranza di Livni di annientare il terrorismo attraverso l’eliminazione fisica di Hamas?
Prima
di tutto il terrorismo uscirà ulteriormente rafforzato da questa
operazione. Il terrorismo non lo combatti attraverso la violenza
disumana, ma piuttosto mediante la giustizia, il rispetto per i diritti
umani, e la democrazia. In secondo luogo, Hamas, come Hizbollah per
esempio, non è un’organizzazione terroristica. Piuttosto
un’organizzazione di resistenza. Questo popolo si sta difendendo da
attacchi e da espropri forzati.

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