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Gioacchino Genchi, Leoluca Orlando e Peter Gomez ad Iceberg

Pubblicato da Alex Buzzella su Febbraio 3, 2009

Gioacchino Genchi e Leoluca Orlando ad Iceberg

Vedi anche Intercettazioni Intercettate

Peter Gomez ad Iceberg (02/02/09)

Novità su Genchi :

ARCHIVIO GENCHI, INDAGATO A ROMA PER ABUSO E PRIVACY

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Piazza Farnese – 28 gennaio 2009 -

Pubblicato da Alex Buzzella su Gennaio 28, 2009

Piazza Farnese – 28 gennaio 2009 -


Alcuni video della manifestazione in difesa del principio dell’indipendenza della Magistratura e quindi della giustizia , con riferimenti in particolare a De Magistris, Forleo e Apicella.Vi invito a giudicare da quello che è stato veramente detto in piazza Farnese non da quello che vi viene detto parzialemte da politici e stampa .

Grande intervento di Di Pietro, bambinate le critiche di Fini, Presidenza della repubblica, Cicchitto(pdl) con l’appoggio di tutta l’aula, critiche a Di Pietro solo per aver letto alcune sue frasi estrapolate da un discorso serio e completo! Che si ascolti tutto l’intervento prima di parlare !!  L’”invito a nascondere” la propria libertà di pensiero è rivolto a questo striscione “Napolitano dorme, l’Italia insorge”(**) e ovviamente Di Pietro dice che questa censura è inaccettabile(nn accusa qlk per la censura,xk non sa chi è stato ), poi,Di Pietro, inizia un discorso dove critica alcune  decisioni di Napoletano!! e dov’è lo scandalo???

Parla uno dei ragazzi dello striscione

(**)Parla uno dei ragazzi dello striscione

Questo dice repubblica ( su un tono simile RaiNews24 )”sono partiti fischi contro il presidente della Repubblica quando è stato rimosso uno striscione sul quale era scritto “Napolitano dorme, l’Italia insorge”.” MA I FISCHI ERANO CONTRO IL SEQUESTRO ! COS’E’ REPUBBLICA PENSA CHE NAPOLITANO LO ABBIA FATTO CENSURARE ?? Dopo l’accenno alla censura sì che si critica Napolitano ma in modo rispettoso.

non si può più parlare di quello che fa il presidente della Repubblica !!?????

Ecco cos’altro riporta ANSA :

” Di Pietro critica Napolitano
Quirinale: parole offensive. Fini: non si travalichi mai rispetto
(ANSA) – ROMA, 28 GEN – Tensioni tra Antonio Di Pietro e il presidente Napolitano, accusato dal leader Idv di essere a volte ‘poco arbitro’ e ‘poco terzo’. Lo sfogo Di Pietro dopo il sequestro a piazza Farnese di un manifesto con la scritta ‘Napolitano dorme, l’Italia insorge’. Immediata la replica del Quirinale: (*)la presidenza della Repubblica e’ estranea alla vicenda dello striscione, da Di Pietro parole ‘offensive’. E interviene anche il presidente della Camera Fini: ‘La critica non travalichi il rispetto’.

(*)nell’altricolo sopra si deduce che c’è stata un malinteso, perchè la critica della presidenza della Repubblica è sul fatto che lei non centra niente con il sequestro dello striscione !! Ma chi ha mai detto,nella manifestazione, che  la presidenza della Repubblica centra con il sequestro ??? Il sequestro è solo un motivo per ricordare la libertà di espressione e per iniziare ad esprimere  le vere critiche a Napolitano, che deve cercare di appoggiare un vero cambiamento della politica .

“Il silenzio è mafioso, e per questo non voglio rimanere in silenzio”A.D.

[vale per chiunque]

Tutti video della manifestazione.

Salvatore Borsellino Piazza Farnese

Monia Benini piazza Farnese

Antonio Di Pietro piazza Farnese

Antonio Di Pietro Piazza Farnese parte 2

Antonio Di Pietro Piazza Farnese seconda parte

Roma, piazza Farnese – commento di Di Pietro

Marco Travaglio Piazza Farnese

Marco Travaglio piazza Farnese seconda parte

Marco Travaglio piazza Farnese seconda parte

Marco Travaglio piazza Farnese terza parte

Marco Travaglio piazza Farnese terza parte

Marco Travaglio piazza Farnese quarta parte

Marco Travaglio piazza Farnese quarta parte

Beppe Grillo Piazza Farnese

Intervista a Beppe Grillo a Piazza Farnese

Roma piazza Farnese, interviste alla gente

Grillo, Travaglio e Vulpio a piazza Farnese, Roma

Le prime reazioni a Piazza Farnese mi ricordano quelle di piazza Navona.Vengono attaccati i partecipanti per le loro critiche a Napolitano … non capisco siamo in un paese libero o no ??

se non si offende si può criticare quanto si vuole …dovrebbe essere così .

Criticare Napolitano è antidemocratico ??

cosè più antidemocratico ?

criticare il presidente della Repubblica
o fare il lodo Alfano(i processi dei 4 che vengono sospesi)?
o avere in parlamento condannati, prescritti per reati anche mafiosi ?
o avere una TV(informazione) legata al potere?
o vedere il potere giudiziario invaso dal governo, e esponenti politici di livello
attaccare indiscriminatamente la magistratura?
o vedere un parlamento privilegiato di fronte alla legge ?
o vedere che per 10 anni ormai un imprenditore,Di Stefano con la sua Europa7, che non riesce a
lavorare perchè lo stato non vuole, pur avendo vinto un concorso , sbaragliando gli avversari ??
pur essendoci una sentenza europea che incita a risolvere la questione ?

Vorrei ricordare alcuni versi che ho scritto qualche giorno fa … per evitare che si stia in un “silenzio mafioso” .

Un Uom0


Temi reali della Manifestazione di Piazza Farnese :

Difesa della legalità,  difesa della costituzione,  De Magistris e il seguito,  procura Catanzaro, procura Salerno, Apicella, interfererenza parlamento,  giustizia, parlamento privilegiato,  Genchi,  Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Giovanni Falcone,  stragi,  Cossiga/manifestazioni studenti, Mancino, indipendenza della magistratura,  intercettazioni,  intercettazioni ambientali,  Lodo Alfano,  lodo Consolo,  Rai senza politica,  legge elettorale, censura striscioni,  critica rispettosa al presidente della Repubblica, distanza delle istituzioni dalle persone,  “il silenzio è mafioso” , conflitto interessi, non candidabilità di condannati, no incarichi per i rinviati a giudizio,  no alle gare pubbliche per imprenditori condannati…

[ vi invito a vedere i commenti numero 4 e 5 ]

Organi di stampa sulla manifestazione

… scelgono di parlare della reazione (inopportuna) dei politici alla manifestazione  invece  dei temi importanti trattati in piazza Farnese, indipendenza della magistratura,  allontanare politici imprenditori condannati dalle rispettive funzioni … difendere la libertà di espressione , di indagare i reati , rendere i parlamentari = a tutti gli altri cittadini ecc… !!

Il Messaggero :

Di Pietro: Napolitano poco arbitro\Il Quirinale: espressioni offensive

Corriere della Sera

Di Pietro attacca Napolitano\È bufera, il Quirinale: «Offensivo»

[...]“il leader dell’Italia dei Valori si rivolge così al capo dello Stato: «Vogliono farci ancora una volta lo scherzetto di Piazza Navona. Ma in una civile piazza c’è il diritto a manifestare. Presidente Napolitano, possiamo permetterci di accogliere in questa piazza chi non è d’accordo con alcuni suoi silenzi?». Di Pietro prende come spunto la rimozione nella piazza di uno striscione contro il presidente della Repubblica.[...] eddajè della censura non ha incolpato Napolitano !!

Il Giornale:

Giustizia, Di Pietro attacca Napolitano Il Colle: “Frasi pretestuose e offensive”

L’unità :

Di Pietro attacca Napolitano: «Il silenzio è da mafiosi». Bufera sul leader Idv

mio commento all’articolo , che vale per ogni altro giornale

[Ma vi sembra il caso che tutta la stampa perda tempo su queste cavolate ???
Basta dire
1 di pietro ha criticato l'operato di Napolitano e con rispetto.
2 la maggioranza dei parlamentari ritengono che di Pietro abbia offeso Napolitano.
3,4,5,6,7 all'infinito   elencare tutte le cose intelligenti che sono state dette !!
Invece nò !! paginate di cavolate e cavolate quando si sa che Di Pietro non ha offeso Napolitano  .! ]

Rainews :

Di Pietro attacca Napolitano. Il Colle: “Espressioni offensive”

Repubblica :

Scontro tra Di Pietro e il Quirinale/“Non è arbitro”. La replica: “Offensivo”

Reazioni dei TG sulla manifestazione  :

TG1 ore 20

Rainews24


( i video degli interventi o dei TG se li trovo li aggiungerò, vi invito anche a segnalarmeli grazie  ).

Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia su facebook

appello fini travaglio

Gruppo Passaparola-Marco Travaglio su  Facebook

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Un Uomo

Pubblicato da Alex Buzzella su Gennaio 25, 2009

Un Uomo.

Un Uomo
su un lettino.
Ha già
provato
ad alzarsi, ma
l’hanno ributtato
giù tante volte .

Arrendersi ?
Mai …

Allora
gli è stato detto :
“Sei legato!
Sei solo! E’
inutile muoversi”.
L’uomo
non ci credeva,
si alzava
e
picchiava
la testa
ogni volta.

Solo parole:
“Sei legato!
Sei solo! E’
inutile muoversi”
ripetute
all’infinito.

E ora
l’uomo rimane
sul lettino
con le braccia
tese ai lati
del corpo
addomesticato,
si sente
abbandonato,
legato,
solo .

Non sa che
di lettini
come il suo
ce ne sono
a migliaia.

Vicini
Lonatani
Vecchi
Giovani
Milioni.

Solo parole:
“Coraggio
Alzati!
Sei libero!
Non sei
Solo !”

Alex Buzzella

Per tutti quelli che credono sia inutile opporsi , dire la propria idea perchè tanto non cambia niente !

Non cambia niente invece perchè tanti sono giunti a pensare come l’uomo sul lettino .

posso dare

solo parole

per appoggiare la manifestazione del

28 gennaio 09

Un ricordo della legalità

e del rispetto

non_lasciamoli_soli.jpg



Manifestazione a sostegno di Apicella

Salviamo le INTERCETTAZIONI!!

Solidarietà al procuratore di Salerno dott. Luigi APICELLA

Salva Intercettazioni – petizione appello fini travaglio

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Giustizia per tutti, non solo per loro !

Pubblicato da Alex Buzzella su Gennaio 2, 2009

Carlo Costantini parla della riforma della giustizia e delle balle che ci rifilano ogni giorno politici e giornalisti ! (es. intercettazioni ) .

Curiosità ma forse ci farebbe comodo in Italia,

iniziativa di un imprenditore coreano:

obbiettivo diminuire suicidi e

diminuire corruzione

Finta morte e finta galera

___

appello fini travaglio

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Gruppo Passaparola-Marco Travaglio su  Facebook

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Parlamento Pulito :

Parlamento Pulito

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Giustizia, la società con lo Stato L’uomo della legge nella terra dei boss

Pubblicato da Alex Buzzella su Ottobre 28, 2008




di Roberto Saviano – 26 ottobre 2008

Qualche volta, quando non ne posso più della mia vita blindata, sento Raffaele Cantone perché vive costantemente sotto scorta non da due anni, ma da molti di più.

Cantone ha scritto un libro che racconta il suo periodo alla Dda di Napoli, intitolato Solo per giustizia. Diviene magistrato quasi per caso, dopo aver cominciato a fare pratica come avvocato penalista. Diviene magistrato per amore del diritto. Ed è proprio quel percorso che lo porta a divenire un nemico giurato dei clan. Non lo muove nessuna idea di redimere il mondo, nessuna vocazione missionaria a voler estirpare il cancro della criminalità organizzata. Lo guidano invece la conoscenza del diritto, la volontà di far bene il proprio lavoro, e anche il desiderio di capire un fenomeno vicino al quale era cresciuto. A Giugliano. Un territorio attraversato da guerre di camorra che ricorda sin da quando era ragazzo.

“C’erano periodi in cui i morti si contavano anche quotidianamente, spesso ammazzati in pieno giorno e in presenza di passanti terrorizzati. Le nostre famiglie avevano paura. Per timore che potessimo andarci di mezzo anche noi, ci raccomandavano di non andare in giro per il paese, di uscire solo quando era necessario. Quindi gran parte del tempo libero la si trascorreva a casa di qualcuno dei ragazzi della comitiva. Ma quando si spargeva la voce di un omicidio, anche noi “bravi ragazzi” spesso non resistevamo alla tentazione di andare nei paraggi per sentire chi era la vittima, a che gruppo apparteneva e soprattutto se era qualcuno che conoscevamo. Perché capita così, nella provincia: anche se si appartiene a mondi diversi, finisce che ci si conosce almeno di vista o di fama. E fu proprio un ragazzo conosciuto solo di vista una delle vittime innocenti di quella faida che sembrava eterna. Era un po’ più grande di me e i sicari lo avevano scambiato per un affiliato della parte avversa, perché gli somigliava vagamente e soprattutto perché aveva un’auto di colore molto simile. Solo dopo avergli sparato si erano accorti dell’errore e si erano fermati. Ma alcuni colpi avevano raggiunto la colonna vertebrale e paralizzandolo in tutta la parte inferiore, avevano reso il giovane invalido per il resto della vita. Ancora oggi mi capita talvolta di incontrarlo, spinto sulla sua sedia a rotelle dalla moglie che all’epoca era la sua giovanissima fidanzata”.

Un uomo che si forma in una situazione del genere comprende che il diritto diviene uno strumento fondamentale per concedere dignità di vita. Una dignità basilare, quella di vivere, di lavorare, di amare. Dove la regola non soffoca l’uomo ma anzi è l’unico strumento per concedergli libertà.
Poco prima era stata uccisa una ragazza di poco più di diciotto anni, figlia di un collega di suo padre. L’unica sua colpa era stata quella di essere uscita di casa nel momento sbagliato. Morì al posto di un delinquente in soggiorno obbligato che più tardi sarebbe diventato uno dei capi del clan dei Casalesi, uno dei più feroci: Francesco Bidognetti, detto “Cicciott’ ‘e mezzanotte”.

Quel caso non ha mai avuto soluzione giudiziaria. E lentamente il ricordo si è sbiadito. I genitori sono morti entrambi di crepacuore. Anche il penultimo omicidio dei Casalesi è avvenuto proprio a Giugliano, non lontano da dove Cantone è tornato ad abitare con la sua famiglia. Quando si sono trasferiti nella casa nuova, i vicini e i negozianti hanno organizzato una raccolta di firme per mandarli via. Qualcuno ha persino lasciato una valigia al posto dove sosta la pattuglia di vigilanza: era vuota, ma doveva simulare un ordigno.

Il libro è la storia di questa quotidianità, la quotidianità di un magistrato in terra di camorra e delle ripercussioni pesantissime che questo pone anche sulla vita dei suoi famigliari. Come quando un maresciallo che in quel periodo faceva il capo scorta vuole portarlo a vedere la partita del Napoli. Cantone, sempre attentissimo a non accettare favori, continua a rimandare sino a quando l’invito viene espresso quando c’è pure suo figlio di cinque anni che è già tifosissimo. “”Papà, mi ci porti? Andiamo a vedere la partita? Ti prego!”. E allora accettai, a condizione che non piovesse”. La domenica il maresciallo si presenta con una persona sconosciuta che a sua volta ha portato il figlio. “Questa sorpresa mi seccò a tal punto che fui tentato di dire che avevo cambiato idea. Ma come facevo con Enrico? Non avrebbe più smesso di piangere per la delusione”.

Il giorno dopo, in Procura, chiamano Cantone chiedendogli con imbarazzo se è stato allo stadio e con chi. Perché l’amico del maresciallo è stato intercettato nell’ambito di un’inchiesta sugli affari dei Casalesi mentre assicurava uno degli indagati che a questo punto il pm sarebbe stato “avvicinabile”. Non ne consegue nessun danno all’indagine, ma Cantone è furioso e sconvolto. L’unica volta che per amore di suo figlio si è sforzato di abbandonare la diffidenza che il mestiere gli ha fatto divenire seconda natura, scopre che la passione innocente di un bambino è stata strumentalizzata e abusata.

La diffidenza ha dovuto impararla presto, anni prima di entrare in antimafia. È una lezione che si iscrive nella sua carne e dentro la sua anima. “Un giorno d’inverno stavo tornando a casa nel primo pomeriggio, con l’intenzione di chiudermi nello studio e guardare con calma alcune carte. Come al solito, prima di salire, mi fermai alla cassetta delle lettere per prendere la posta. Quella volta ci trovai soltanto un foglio piegato, senza busta. E ancora adesso, quando penso al gesto automatico con cui lo aprii e vidi cosa c’era scritto, risento i brividi che mi assalirono in quel momento. Era una sorta di volantino, composto da ben due pagine. In alto c’era una mia fotografia [...] Il testo era spaventoso. Un congegno osceno orchestrato con dati reali della mia vita e con calunnie gigantesche [...] Nel volantino c’era posto per tutti i miei familiari”.

Cantone corre a metterne al corrente il procuratore Agostino Cordova, capendo che l’attacco è gravissimo. Però non riesce ad immaginare la portata di quella campagna di diffamazione. Il giorno dopo il volantino arriva a tutti i colleghi, a carabinieri e polizia, a molti avvocati e politici campani, a tutte le redazioni dei giornali, al Csm, persino a Giancarlo Caselli e Saverio Borrelli. Migliaia di volantini mandati ovunque. Per distruggere un semplice sostituto procuratore che stava svolgendo un’indagine su un’immensa truffa assicurativa, seguendone le tracce per mezza Europa.

Sono pagine impressionanti perché evidenziano con estrema limpidezza come funziona la diffamazione. Non ti si attacca frontalmente, a viso aperto. Cercano di isolarti mettendo in circolazione il virus della calunnia, certi che da qualche parte l’infezione attecchisca e il contagio si propaghi. E che a quel punto il danno sarà irreparabile. “”Meglio una calunnia che un proiettile in testa” era una frase che mi fu detta come sincero incoraggiamento da più di un collega. Ma di questo, sebbene sia un’affermazione di buon senso, non ero e non sono tanto certo. Io mi sentivo come se cercassero di farmi una cosa anche peggiore che eliminarmi fisicamente. Perché si può distruggere un uomo, annientarlo, senza nemmeno torcergli un capello. E paradossalmente è molto difficile che questo accada quando si uccide veramente”.

È questo uno dei punti più dolenti. La diffamazione ti lascia vivo fisicamente, ma annienta tutto quello che hai fatto. Come una sorta di bomba a neutrone che lascia intatte le cose mentre cancella ogni forma di vita. La vita morale di un uomo non può mai essere distrutta così radicalmente come dalla calunnia. Per questo anche chi è abituato a uccidere spesso la preferisce al piombo.

Quando entra alla Direzione distrettuale antimafia e gli viene assegnato il Casertano, c’è chi commenta: “Come al solito, Raffae’, t’hanno fatto?”. Il che in italiano si tradurrebbe con “fregato” o forse ancora meglio con “ti hanno rifilato un pacco”. “La camorra casalese veniva vista come qualcosa di molto feroce e impegnativo e al tempo stesso provinciale, di scarso prestigio”.

Ma il processo Spartacus aveva segnato una svolta e il libro è un omaggio a tutti i magistrati che l’avevano istruito e a tutti quelli che, come Cantone stesso, hanno successivamente portato avanti un impegno difficilissimo: Di Pietro, Cafiero de Raho, Greco, Visconti, Curcio, Ardituro, Conzo, Del Gaudio, Falcone, Maresca, Milita, Sirignano e Roberti.

Perché in certi territori la lotta per la legalità e la giustizia è una battaglia combattuta ad armi terribilmente impari. I clan hanno danaro, armi, uomini, coperture e collusioni a non finire. Dall’altra parte i mezzi sono limitati, la mole di lavoro è talmente enorme che bisogna essere disposti a fare straordinari che per molti non sono nemmeno pagati. Tutto il successo è sulle spalle di chi continua a voler far bene il proprio lavoro: magistrati, carabinieri, poliziotti, finanzieri. Uomini che rischiano la vita per senso del dovere e magari anche per lealtà verso i superiori che hanno saputo conquistarsi la loro fiducia, una lealtà primaria da soldati in trincea, e che non vengono ricordati quasi mai. E invece il libro di Cantone gli rende omaggio e gli concede visibilità. Uomini che spesso in territori marci sono il vero argine per contrastare lo strapotere delle mafie. Cantone si sente uno di loro: non un eroe, semplicemente un magistrato che ama il suo lavoro perché ama il diritto, crede nell’accertamento della verità.

Questo per i boss è incomprensibile. Non riescono a concepire che un magistrato persegua solo la giustizia, non personalmente loro. Che non tutti gli uomini sono uguali a loro. I boss sanno che non tutti ammazzano e che non tutti resistono al carcere. Ma sono certi che tutti vogliono danaro, fama, donne e potere. E chi non lo ammette, sta dissimulando, mentendo, imbrogliando. Così la pensa Augusto La Torre, il ferocissimo quanto intelligente capo del clan di Mondragone che l’impegno di Cantone ha messo in ginocchio. È il primo a pianificare un attentato contro di lui ed è anche uno dei primi a pentirsi. Durante gli interrogatori indulge con particolare precisione sui dettagli degli omicidi che ha commesso: la prima strage di extracomunitari a Pescopagano, il gesto con cui tappa col dito lo zampillo di sangue che esce dal buco sulla fronte dell’autista di un capozona dei Casalesi, lo strangolamento con un filo della luce di un piccolo affiliato soltanto sospettato di essere un “infame”, mentre il boss continua a ripetergli “non ti faccio niente, non ti faccio niente”.

Eppure, ragiona Raffaele Cantone con amarezza, il clan che pareva sconfitto si riforma. Meno potente, ma il territorio riprende a sottomettersi. La camorra non è possibile sconfiggerla soltanto con indagini e processi, sequestri e arresti. Raffaele Cantone oggi non lavora più alla Dda, è diventato giudice al massimario della Cassazione. Ma ha voluto dare un altro strumento per sconfiggere le mafie. Un libro in cui si racconta come si arriva a diventare uno dei principali nemici dei clan e come è fatta la vita di chi li combatte: solo per giustizia.
(2008 by Published by arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency)

Tratto da: la Repubblica

preso da antimafiaduemila

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