Trasparente

La vita…. è la poesia preferita dell'universo.

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Byoblu fa informazione e viene censurato

Pubblicato da Alex Buzzella su Ottobre 23, 2009

Byoblu.com blog di informazione di Claudio Messora censurato in alcuni luoghi istituzionali (si parla di una Caserma della G. di Finanza) ??

Sperando sempre che ci sia stato un errore, devo riportare la notizia in quanto è molto grave.

Ecco l’intervento che denuncia il fatto :

Mi giungono sempre più numerose le segnalazioni dell’oscuramento diwww.Byoblu.Com nei posti dove l’informazione libera, quella davvero libera, evidentemente non deve arrivare.

Qualche giorno fa mi ha scritto una famiglia di aquilani, ospiti della caserma della Guardia di Finanza dopo il tragico evento del terremoto. Erano soliti accedere a questo blog dalla rete wireless messa a disposizione dalla struttura. All’improvviso è stato loro impedito sia l’accesso a Facebook sia a byoblu.com. Alle loro rimostranze è stato risposto che “i siti illegali sono vietati“.

Oggi mi scrivono dal Ministero del Lavoro. Il blog è stato oscurato. Non Grillo e non Voglio Scendere: solo www.byoblu.com. Appare evidente che il profondo legame che unisce questo sito alle vicende del terremoto, soprattutto grazie alle inchieste che hanno portato alla luce questioni estremamente scomode, come la famosa intervista a Stefania Pace o la recente ricostruzione sull’intervista censurata dalla RAI una settimana prima del forte sisma, deve essere spezzato con ogni mezzo.

E’ molto plausibile che la caserma della Guardia di Finanza di L’Aquila e il Ministero del Lavoro non siano gli unici luoghi dove questo blog è sgradito. Chiunque lavori nelle amministrazioni pubbliche e noti una evidente disparità di trattamento tra www.byoblu.com e gli altri blog di informazione, me lo segnali prontamente. In gioco non c’è solo la libertà di informazione, ma anche la sicurezza di migliaia di cittadini italiani e il loro diritto a scegliere.

Chiedo a tutti di chiedere serie e compiute spiegazioni alla segreteria del Ministro Sacconi: segreteriaMinistroSacconi@lavoro.gov.it, così come ad ogni altra struttura che oscura l’informazione libera arrogandosi il diritto, ancora una volta, di decidere al posto nostro quello che dobbiamo sapere e perfino quello che dobbiamo pensare.

L’Aquila evidentemente non è bastata.

Se la censura c’è e vengono usati dei Proxy per filtrare la rete allora ce poco da fare, se non sperare che siano tolte le censure …

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Di Pietro a Bologna – 16 maggio 2009

Pubblicato da Alex Buzzella su Maggio 18, 2009

video originale — > http://www.vimeo.com/4697183

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Marco Travaglio – Dieci piccoli indiani

Pubblicato da Alex Buzzella su Gennaio 12, 2009

Passaparola

12.01.09

Dieci piccoli indiani

Curiosità!

forse ci farebbe comodo in Italia,

iniziativa di un imprenditore coreano:

obbiettivo diminuire suicidi e

diminuire corruzione

Finta morte e finta galera

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appello fini travaglio

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Gruppo Passaparola-Marco Travaglio su  Facebook

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Parlamento Pulito :

Parlamento Pulito

Informazioni sulla proposta di referendum-Parlamento Pulito

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politica e mafia. Un legame da cancellare !

Pubblicato da Alex Buzzella su Dicembre 10, 2008

Dovrebbe essere inproponibile alle elezioni un candidato indagato per fatti relativi alla criminalità organizzata o addirittura già condannato ! Ma in Italia sembra che questo si possa fare, sembra che all’informazione interessi di più il gossip che il rispetto per i cittadini . Abbiamo una 70ina di condannati in palramento (prescritti ecc) , e una parte anche per fatti gravi come la mafia , un esempio Dell’Utri, Cuffaro e Andreotti ! (vedi anche  www.parlamentopulito.com )

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La mafia controlla 1/3 del territorio italiano

di Maria Loi – 9 dicembre 2008
Roma
. Le strutture mafiose nel nostro Paese sono così potenti da condizionare la vita economica del Paese. Un 1/3 del territorio italiano è controllato dalle mafie, una realtà con la quale conviviamo da almeno 150 anni.

Sono le parole del sostituto procuratore di Roma Luca Tescaroli al programma Le Storie. Diario italiano, di Corrado Augias, in onda stamani su Rai 3. L’occasione è stata la presentazione del libro Colletti sporchi di cui è autore con il giornalista Ferruccio Pinotti.
Il libro si sofferma ad analizzare quell’anello invisibile di connessione che esiste tra lo Stato e la mafia. Secondo il magistrato la convivenza tra lo Stato e le strutture mafiose è possibile perché la linea di demarcazione tra queste due  realtà non è mai stata così netta. Anzi, vi sono aree di compenetrazione che agevolano e permettono alle strutture mafiose non solo di rimanere vitali, ma di perpetrare il loro potere anche durante i periodi di reazione che vi sono stati ciclicamente nel nostro Paese. Il problema è che non si è riusciti a colpire efficacemente nel punto fondamentale cioè proprio in quelle relazioni esterne che poi sono l’oggetto di questo libro.
Il giornalista Ferruccio Pinotti ha ricordato che il nostro è l’unico Paese in cui i partiti non esitano a  candidare esponenti politici che hanno avuto rapporti con la mafia e che sono stati indagati. Un fatto gravissimo che non avviene in nessun altro Paese europeo. Amareggiato ha detto che abbiamo in Parlamento gente condannata anche per reati associati alla mafia, cosa che non accade in Germania, Francia, Spagna. In questo rapporto tra mafia e politica la merce di scambio sono i voti e il sistema di relazioni economiche che consentono alla mafia di godere di legislazioni sostanzialmente tenui nella condanna del fenomeno.
Il dottor Tescaroli ha precisato che la corruzione genera un impoverimento progressivo della nazione [55 ° posto al mondo vedi dopo PS:aggiunto da me Alex B.]; non devono quindi sorprendere i dati della Caritas secondo i quali 15 milioni di italiani sono a rischio povertà. Una delle cause è anche questa.
Il magistrato definisce la mafia una zavorra che ruba il futuro ai giovani perché impedisce lo sviluppo, si oppone agli investimenti e contrasta la libera concorrenza.
Chi fa impresa, soprattutto nelle regioni del Sud, è costretto a convivere con questo cancro e a subire il ricatto e costi aggiuntivi per poter lavorare. Infatti come ricorda molto bene il collaboratore Francesco Campanella, che aveva riportato una direttiva di Provenzano secondo la quale la mafia deve fare impresa, oggi la mafia ha iniziato a svolgere l’attività con proprie strutture organizzative servendosi di intermediari non solo nell’edilizia ma in molti altri settori come i centri commerciali e le scommesse clandestine. In questo modo imbriglia il settore sano dell’economia.

GUARDA L’INTERVISTA DI AUGIAS A TESCAROLI: Clicca!    “

preso da www.antimafiaduemila.com

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Tanto per ricordare

…. le firme di Beppe Grillo sul Parlamento pulito sono state accettate e c’è una apposita commissione che ne dovrà discutere !

Io sono sbalordito come su alcuni “giornali” , l‘espresso per esempio e anche un’altro che non ricordo( qualche tempo fa ), sia scritto esplicitamente che Grillo ha fallito nella raccolta delle firme dei tre referendum senza ricordarci che quelle per la legge di iniziativa popolare di un Parlamento Pulito sono state accettate [forse la battaglia + importante, per cambiare le cose ci vogliono rappresentanti onesti ] , io ho dovuto scoprirlo dal blog di Grillo e quello di Di Pietro !!

ecco un mio intervento precedente sulla questione Parlamento Pulito :

Basta! Parlamento pulito

Informazioni sulla proposta di referendum-Parlamento Pulito

un altro mio intervento su : Italia 55° posto al mondo per corruzione (il 1° è il meno corrotto):

Italia – 55° posto al mondo per corruzione . . .

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Gruppo di sostegno alle leggi proposta dall’IdV :

1 riduzione a un solo stipendio per i parlamentari che hanno anche incarichi di governo

2 cancellazione del divario fra le liberalità per i partiti103.291,38 euro ) e per le associazioni caritatevoli (2.065,83 euro ) , portando le prime ugiali alle seconde .

3 cancellazione dei finanziamenti ai partiti usciti dal parlamento a fine legislatura ( sia intera, 5 anni, che precoce per la quale continuano i finanziamenti di quella vecchia fino al completarsi dei 5 anni )  pur non essendo eletti in quella nuova .Se un partito rinuncia a un finanziamento, questo viene diviso fra gli altri partiti | scandaloso !!

http://www.facebook.com/video/#/group.php?gid=45212414879

banner di sostegno

<a href=”http://www.facebook.com/video/#/group.php?gid=45212414879“><img class=”alignnone” src=”http://profile.ak.facebook.com/object3/45/40/n45212414879_8108.jpg” alt=”” width=”181″ height=”151″ /></a>

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Non sono del tutto d’accordo – di Daniele Minotti

Pubblicato da Alex Buzzella su Novembre 10, 2008

L’ho già scritto ieri, nel post sul ddl editoria, discutendo con Luca Spinelli. Forse, alcune mie riflessioni meritano un post a parte.
Luca, che è sempre molto attento nelle sue ricerche, trae conseguenze decisamente più preoccupate rispetto a me che mi sono genericamente limitato a dire che non c’è una gran chiarezza.
Vedo due punti rilevanti.
Cominciamo col primo. Il ddl dice che se i soggetti “operano sulla stessa [Internet] in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro” non sono tenuti all’iscrizione al ROC con tutte le conseguenze del caso (e vedremo quali, è l’oggetto del secondo punto). Ma i blog possono godere di questa “esenzione”? (eggià… perché di eccezione alla regola si tratta).
Luca dice che, in realtà, si deve guardare al caso concreto (ed è il giusto approccio) sostenendo, ad esempio, che il blog di Grillo non sarebbe esentato e così anche tutti i blog che presentano pubblicità retribuita (es.: i comunissimi ads di Google). Ciò perché, secondo l’Agenzia delle Entrate, chi lucra, più o meno, da banner e simili sarebbe imprenditore ai sensi dell’art. 2082 c.c. Sempre Luca, segnala questa pagina, ma, personalmente, io non ci leggo banner=impresa. Piuttosto, vedo delle considerazioni fiscali su un sito di un’impresa che, questa, si fa pubblicità, pagandola, su altri siti. Che mi sembra cosa ben distinta.
E’ vero che l’articolo fa riferimento anche alla figura dell’”intermediario”, ma penso che tale non sia l’eventuale blogger quanto, piuttosto, chi mette in piedi il programma di advertising con una certa organizzazione imprenditoriale (es.: Google).
Mi viene da fare un esempio: è imprenditore il proprietario di un edificio che concede, pur a pagamento, una facciata per apporvi un cartellone realizzato dall’agenzia Alfa per pubblicizzare il prodotto della società Beta? No, secondo me. Pagherà le imposte del caso su quegli introiti, ma non per questo diventerà imprenditore. A meno che non organizzi edifici (o altri supporti) per l’esposizione di cartelloni.
Alla fine, torniamo alla definizione di imprenditore ex art. 2082 c.c.
È imprenditore chi esercita professionalmente un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi“.
Dottrina e giurisprudenza sul punto sono realmente sterminate, ma, per i profili che ci interessano, tutte pongono l’accento sull’”organizzazione al fine de”. E non penso che detta organizzazione si possa scorgere nell’attività di un blogger “ordinario”.
Per dirla tutta, volendo un po’ pignoleggiare, non a caso il nuovo ddl fa riferimento al forme o prodotti che sono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro. Dunque, è l’ipotetico blog, coi suoi contenuti informativi, a dover essere il frutto di detta organizzazione (non a caso parliamo di editoria). E mi viene da pensare a strutture complesse con redazioni o simili. Cosa che riguarda ben pochi blog che, addirittura, per i puristi blog non sono.
Seconda questione. Non condivido gli allarmismi dei più. Certo, il ddl parla di una figura simile a quella del direttore responsabile (”colui che ha il compito di autorizzare la pubblicazione delle informazioni“) che risponderebbe anche dei contributi altrui (i commenti?) e di applicabilità delle “norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa“.
Ma, attenzione: da un lato se io inserisco un contributo di un terzo, ne sono già responsabile in concorso; dall’altro, il reato di diffamazione, giusto per fare l’esempio più ricorrente, è già pacificamente adattabile ai blog e, in generale, alle pubblicazioni telematiche.
Uniche controndicazioni realistiche (se il ddl fosse per ipotesi applicabile a certi blog, cosa che non penso): burocrazia, spese e “controllo” (sempre che sia possibile controllare un blog soltanto a seguito dell’iscrizione al ROC).

preso da www.minotti.net

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