No all’ignoranza … no al razzismo = no alla Lega Nord


Nelle manifestazioni della Lega Nord ci si trova spesso di fronte a un delirio di ignoranza che nasce dalle parole di alcuni leader politici … quest’ignoranza che appoggia su temi razzisti e antinazionali non mi sembra contrastata nel modo giusto . Dovrebbero indignarsi tutte le persone civili , dovrebbero indignarsi tutti i politici e dovrebbe essere vietato di blaterare in questo modo a un partito politico che rappresenta i cittadini ; se ciò non dovesse bastare a far abbassare le orecchie si dovrebbe multare il partito …. e non dico farlo chiudere ma basterebbero le scuse e una presa di posizione contro le cose da loro dette in modo ,lo spero , avventato .
E’ una cosa grave .. gravissima che gente da un palco vada contro i diritti dell’uomo in un paese che dovrebbe difenderli !
riporto 2 articoli da Articolo21 :

Da Milano a Treviso attecchisce il seme dell’odio

di Toni Fontana Dunque
non è un delitto razzista. Abdul Guiebre era cittadino italiano, e
dunque l’avrebbero massacrato a sprangate anche se avesse avuto la
pelle bianca. Quei ragazzi di Verona che hanno ucciso un loro coetaneo
non erano del resto “fascisti”. Così dicono i giudici, così i due
fermati per il delitto di Milano. Il caso è chiuso? Tutto chiarito,
tutto provato? La magistraura non deve perdere tempo per cercare i
mandanti?  Nelle stesse ore del delitto avvenuto domenica nei pressi
della stazione centrale di Milano, a Venezia, Umberto Bossi e i
leghisti celebravano la “Padania Libera” e tra gli oratori si è
distinto il prosindaco di Treviso Giancarlo Gentilini che, dal palco
“verde” ha pronunciato una vera e propria dichiarazione di guerra:
“macchè moschee, gli immigrati vadano a pregare e a pisciare nel
deserto”.  Chi non conosce la filosofia ed i principi dello “sceriffo”
della Marca può farsi un’idea cliccando il suo nome sul motore di
ricerca Google. Tra le tante voci dell’ “enciclopedia Gentilini” ce ne
sono tre che ben rissumono suo programma: 1) Gli immigrati? “Si vestano
da leprotti così i cacciatori possono fare pin pin con il fucile”. 2)
L’Islam? “un cancro che va estirpato prima che vada in metastasi”. 3)
Il fascismo? “allora c’era una maschia gioventù che ubbidiva e
rispettava le leggi”. Uno dei consiglieri leghisti di Treviso, Giorgio
Bettio, balzò agli onori delle cronache per aver detto che contro gli
immigrati “occorre usare metodi da SS”.
Gentilini e Bettio fanno
scuola: poche settimane fa in una fabbrica di Treviso è apparso un
avviso “venatorio”: aperta la caccia a negri e comunisti”. La Cgil ha
presentato una denuncia.  Da quando la destra ha vinto le elezioni è in
corso una subdola operazione per “beatificare” la dirigenza leghista.
Gentilini e i suoi, scrivono prestigiose firme del gionalismo, sono
ottimi amministratori dediti al bene della collettività anche se ogni
tanto dicono “certe cose”. Il gioco è semplice: se i bilanci del comune
sono in ordine, le strade pulite e i cassonetti dei rifiuti vuoti,
allora un sindaco può anche dire che “i negri”si devono travestire da
lepri per la gioia dei cacciatori. Gentilini è insomma un mattachione,
un simpaticone, un amicone che ogni tanto le spara grosse. Tiziano
Scarpa, scrittore del nord-est, mi faceva notare tempo fa che “quelle
di alcuni amministratori non sono solo “sparate”, sbruffonate, loro
vogliono “rompere i coglioni” agli immigrati, far sapere che non
saranno mai dei nostri, come noi. Vogliono infastidire, intimorire”. Il
fatto che la teoria dei “matacchioni, simpaticoni” non regga, è
dimostrato da quanto sta accadendo a Treviso, città che i leghisti
hanno deputato ad ospitare la nuova crociata contro l’islam.  Nella
Marca vivono 84mila immigrati (la densità è doppia alla media
nazionale). Quelli della prima generazione hanno sgobbato senza
fiatare. I loro figli, che hanno assorbito gli stili di vita
occientali, rifiutano invece di essere cittadini di serie B e
rivendicano la piena integrazione, non accettano l’apartheid che la
Lega sta cercando di imporre. Gentilini ha finora risposto con insulti
e minacce. Da alcune settimane la tensione è elevatissima e da alcuni
giorni le telecamere di Al Jazeera stanno seguendo gli avvenimenti.
Sui
telefonini dei giovani musulmani di seconda generazione i bit
annunciano messaggi con minacce di morte. Chi ha affittato loro i
locali di un ex supermercato a San Liberale, popolosa periferia ad
“alta intensità di stranieri”, è stato avvertito: attento a te,
potresti morire. Quasi tutte le notti partono i raid e sulle mura del
locale affittato compaiono scritte come “Allah-Satana, il figlio di
Satana è Maometto”. L’odio dispensato a piene mani da anni ha
attecchito e si annunciano tempi duri.
Meryem ha 21 anni, studia
economia internazionale all’università di Padova, presiede
l’associazione Seconda Generazione, parla cinque lingue, l’italiano con
inflessione veneta:  “Fin da bambini si impara che cos’è il razzismo,
alcuni di noi si abituano a subire, non reagiscono, io ho imparato a
dare una sberla a chi mi insulta. Noi non vogliamo più essere cittadini
di serie B, esclusi, emarginati, molti hanno il passaporto italiano, il
lavoro non manca, ma la città è off limits, ci accettano solo quando
lavoriamo, poi dovremmo rintanarci nelle nostra case di periferia”.
Moschea-banlieue, dicono i ragazzi dell’associazione presieduta da
Meryem, sognando le rivolte di Parigi. Quando Meryem sale sull’autobus
le parlano male degli immigrati credendola italiana, ma fanno un passo
indietro quando scoprono che è nata in Marocco. In questura sono
arrivate molte segnalazioni di pendolari. Dicono che quando un nero
viene trovato senza biglietto viene scaricato in mezzo alla campagna.
“O viene portato al commissariato – dice Yaguine, un ragazzo della
Costa d’Avorio –  molti sono stati fermati  solo perché non avevano il
biglietto. Ai bianchi non succede. Presto ci saranno gli autobus per i
bianchi e quelli per i neri”. E l’ispiratore è sempre lui:
Putin-Gentilini. Non potendo farsi rieleggere per la terza volta alla
carica di sindaco, ha trovato un sostituto di paglia , Gobbo, e
continua a comandare lui. Da 5 anni anni la comunità islamica cerca un
luogo per la preghiera del venerdì. Gentilini ha usato tutti gli
strumenti “urbanistici” e di polizia per vietare i raduni dei fedeli di
Allah che pregano nei parcheggi dei supermercati, dentro edifici
offerti per una sola volta da alcune amministrazioni. Vista l’assenza
di risultati Meryem ed alcune ragazze della Seconda Generazione hanno
promosso una spaccatura nella comunità islamica ed organizzato alcuni
incontri di preghiera nel parcheggio dello stadio del rugby alla
periferia di Treviso.  Gentilini ha mandato i vigili ed ha chiesto e
ottenuto l’intervento della polizia.  I giovani musulmani hanno
affittato l’ex supermercato di via Puglie: “Vogliamo promuovere corsi
di italiano per i nostri immigrati, e corsi di arabo per gli italiani
che ce l’hanno chiesto – dice Meryem – la gente del quartiere ci saluta
e ci aiuta, loro, Gentilini e i suoi ci odiano, ma noi vogliamo solo
aiutare la nostra gente”. “Vadano a pisciare altrove” – tuona lo
sceriffo.  Il consigliere leghista Antonio Fanton, un pasdaran di
Gentilini, si trovava “per caso nei paraggi” e lamenta un’aggressione.
“Ci ha provocato – ribattono i giovani di Seconda generazione – sputava
per terra e insultava”. Poi sono comparse le scritte, quindi le minacce
di morte. Gentilini ha trasformato il Ramadan in una guerra senza
quartiere, totale: “Estremisti, terroristi, se dovessero realizzare un
assembramento scatterà lo sgombero”. I ragazzi vivono nell’angoscia, da
un momento all’altro possono scattare le manette. Con loro si è
schierato il parroco di San Liberale, don Paolo Zago e Gentilini ha
attaccato anche lui: “boicottate la parrocchia” – ha urlato. Ma i
fedeli non lo hanno ascoltato. Il presidente della Provincia, il
leghista Muraro, ha avuto un’idea per risolvere il problema:
“evangelizziamo i musulmani”.   

15/09/2008

Penso al tricolore là fuori e mi sento sola

di Ugo Dinello

“La prima cosa che vorrei dire ai giornalisti è: quando parlano di questi raduni leghisti a Venezia dicono che si svolgono in Riva degli Schiavoni. Errore: questa è Riva dei Sette Martiri, il luogo dove sette ragazzi furono fucilati dai nazifascisti. Sono le vittime di un odio seminato da cattivi maestri e diventato allucinante realtà. Ecco, il primo pensiero va a loro, a quelle vittime che sentono di nuovo i discorsi che poi hanno portato al loro martirio”. Lucia Massarotto anche domenica, si è alzata alle 4 e tre quarti della mattina ed è andata al lavoro. Prima di uscire, però, come fa ogni volta dal 1997, mette fuori dal balcone del suo appartamento, di fronte al palco della Lega Nord, il tricolore. Ogni volta, da 11 anni, quando torna a casa, alle 13, si sente chiamare con il megafono dalle camicie verdi: “Lucia, hai lasciato la carta igienica attaccata alla finestra, vai a lavorareeeee”. Lei, stanca per il lavoro, si mette i tappi alle orecchie e prova a pensare.

“Penso a questo clima di violenza gratuita. A quel ragazzo di Milano ammazzato a sprangate con le urla di “Sporco negro” nelle orecchie. Ma non solo a questo. E’ il clima generale che è cambiato. Questo clima di violenza gratuita. Questi pensieri che ormai ci hanno invaso, che hanno cambiato in peggio questo mio Paese per colpa di questi cattivissimi maestri”

“E al governo è uguale. Basta guardarsi intorno. La mancanza di valori e il livello morale di questi governanti noti alle cronache giudiziarie, che con questi cattivi maestri fanno patti per stravolgere il Paese. Ecco: penso al Tricolore che ho messo alla finestra e al fatto che io non sono il presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio e nemmeno un ministro, eppure io il mio tricolore lo difendo, con i denti. E continuerò a difenderlo. Io, che sono semplicemente cresciuta in una famiglia con forti valori morali e che questi valori ho interiorizzato e cercato di trasmettere. Intanto con il megafono continuano a insultare la bandiera”.

“Certe volte urlano anche dei ragazzini: “Hai la carta igienica alla finestra”, ripetono cioè quello che ha detto il loro cattivo maestro, perché sanno che lui non è stato punito e che lo possono fare anche loro. Io li vedo questi ragazzi: essere di destra per loro è una tendenza, un corso e ricorso storico. Ma in realtà è la politica che li ha tenuti apposta lontani. Io avevo input molto, molto minori di quelli che hanno loro. Penso alla musica, alla mia voglia di stare insieme quando avevo la loro età. Loro fuori dal branco non hanno più una personalità. Sono il frutto di un bombardamento selvaggio, con un modello che tenta di privarli di ogni capacità critica”.

“Posso dire? Per questi ragazzi mi aspettavo una risposta diversa da parte della televisione pubblica. ecco, mi aspettavo che desse loro un’alternativa, che qualcuno potesse dire a loro: Non esiste solo quel modello da bamboloni. Ecco: mi aspettavo che si facesse di più per dare dei valori a questi ragazzi. perché in fondo non sono tanto più grandi di quegli altri, quei sette che hanno saputo dire di no alla barbarie, che per questo hanno dato la vita. E che ora devono subire pure l’affronto dei discorsi pieni di odio fatti proprio sul luogo in cui sono morti”.

“Ecco, faccio questi discorsi, ripenso a quel Tricolore la fuori. E mi sento sempre più sola”.

16/09/2008

 



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La vita… è la poesia preferita dell'universo

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Pubblicato su Notizie e politica

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