Forza Grecia


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di Marco Travaglio – 24 settembre 2008
Nell’ultimo rapporto di Transparency
International sulla percezione della corruzione nel mondo, pubblicato
ieri, l’Italia guadagna 15 posizioni rispetto all’anno scorso. Nel
senso che è percepitata molto più corrotta di prima. Nella speciale
classifica dei paesi meno corrotti, siamo al 55° posto, a pari merito
con le Seychelles e sopravanzati da modelli di onestà come Sudafrica,
Malaysia, Giordania, Costa Rica, Capo Verde, Bhutan…

Macao, Bahrein,
Oman, Mauritius, Sud Corea, Taiwan, Porto Rico, Malta, Botswana,
Emirati Arabi, Cipro, Dominica, Qatar, Barbados, Santa Lucia,
ovviamente Israele (dove il premier Olmert, indagato per corruzione,
s’è appena dimesso anziché varare un Lodo Alfano modello mediorientale)
e l’intera Europa, con l’esclusione della Grecia, che ci tallona a poca
distanza dalla Turchia. Chi l’avrebbe mai detto. Si sperava che avere
un presidente del Consiglio imputato di corruzione giudiziaria di un
falso testimone, corruzione semplice di un dirigente Rai e tentata
corruzione di alcuni senatori (oltreché di frode fiscale, falso in
bilancio e appropriazione indebita), più 18 parlamentari pregiudicati e
una settantina tra imputati e indagati, migliorasse la nostra
posizione. Purtroppo la comunità internazionale, infestata di
comunisti, non ci ha capiti. E dire che il nuovo governo ha fatto di
tutto per dare al mondo un’immagine di impegno indefesso contro la
corruzione: per esempio, con la soppressione dell’Alto Commissariato
Anti-Corruzione (ente peraltro inutile, senza fondi né personale)
decisa dall’ottimo Brunetta e denunciata qualche giorno fa dall’Ocse.
Per esempio, con l’annunciata riforma delle intercettazioni che, come
anticipato dal premier imputato e impunito, le vieterà per la
corruzione e per quasi tutti i reati finanziari (escluso il falso in
bilancio, ma solo perché era già non-intercettabile prima), proprio nel
momento in cui i crac della finanza americana inducono l’intero
universo a premunirsi con indagini più ficcanti e sanzioni più severe.
Per esempio, convocando le commissioni parlamentari Giustizia nei
giorni delle udienze del processo Mills, per farle saltare grazie ai
provvidenziali “impedimenti” degli onorevoli avvocati del premier. Per
esempio, tagliando i fondi per la Giustizia di 900 milioni per tre
anni, bloccando i concorsi per nuovi magistrati e le assunzioni di
cancellieri e impiegati nei tribunali nonostante 3 mila vuoti negli
organici (ma, come rivelava l’altro giorno Ferrarella sul Corriere, si
è provveduto per legge a sanare la ferita: gli organici risulteranno
pieni, al completo, perché verranno calcolati sul personale presente e
non più su quello che dovrebbe esser presente), e dimezzando i compensi
ai 1700 viceprocuratori onorari (ora in sciopero) che sostituiscono i
pm di ruolo nel 90% dei processi dinanzi al giudice monocratico. Niente
da fare, il mondo non vuol proprio saperne di riconoscere gli sforzi
sovrumani del governo italiano per combattere l’illegalità. A nulla
sono valse le inequivocabili dichiarazioni di Silvio Berlusconi che,
alla vigilia delle elezioni, ha promosso “eroe nazionale” il boss
sanguinario Vittorio Mangano, ospite per due anni della sua villa
travestito da stalliere; e che, l’altro giorno, ha tuonato contro i
giudici che si ostinano a celebrare “persecuzioni giudiziarie”, cioè
processi per corruzione (per esempio, quello a carico dell’amico falso
testimone David Mills). E ha auspicato, previa riforma della giustizia,
“che i pm si rechino dai giudici col cappello in mano”. E’, questa, una
sua vecchia fissazione, ispirata da prassi autobiografiche: col
cappello in mano infatti si recavano due giudici amici suoi, Vittorio
Metta e Renato Squillante, dal suo avvocato preferito, Cesare Previti,
che non mancava mai di riempire il loro cappello con qualche mazzetta
targata Fininvest in cambio di sentenze comprate. Una, per dire,
sottrasse la Mondadori a Carlo De Benedetti e la consegnò a lui, che
continua a possederla. Casi che imporrebbero la separazione non tanto
dei pm dai giudici, ma dei giudici dai suoi avvocati.

Ora d’Aria
L’UNITA’
preso da www.antimafiaduemila.com

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