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Intervista a Drago Kos
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di Peter Gomez e Marco Lillo – 27 settembre 2008
Non solo versamenti in contanti. La corruzione oggi ha trovato altre
strade di pagamento.

Dagli appalti alle consulenze. Dai viaggi al
sesso. Con un danno annuale di 50 miliardi.


Nel 1993 era stato arrestato per le tangenti sull’Autobrennero: 150
milioni di lire che, dopo un’immediata confessione, gli erano costati
una condanna per ricettazione. Ora è di nuovo sotto inchiesta, a
Trento, con una ventina fra tecnici, professionisti e politici di
destra e di sinistra (cinque dei quali in manette). In ballo ci sono
altre presunte mazzette e altri presunti finanziamenti illeciti.
Secondo la Guardia di finanza, infatti, rispetto al passato sono
cambiati gli importi, la modalità e la forma dei versamenti, ma non il
luogo del delitto: gli appalti sull’autostrada del Brennero.


Ecco, se si vuole davvero capire come mai in un solo anno l’Italia
abbia perso ben 14 posizioni nella speciale classifica dei paesi a
minor tasso di corruzione percepita stilata da Transparency
International (al 30 posto nel ’93, al 41 nel 2007, al 55 oggi, vedi
grafico a pag. 65), si può partire da qui. Dal ben poco strano caso di
super Mario Malossini, un ex autista del leader democristiano Flaminio
Piccoli, che dopo essere stato scoperto 15 anni fa con più di 3
miliardi di lire in contanti sui propri conti correnti, ha continuato a
far politica. È diventato cordinatore regionale di Forza Italia. Ha
sfiorato l’elezione in Parlamento. E alla fine si è trovato coinvolto
in un’inchiesta nella quale a farla da padrone non sono più le vecchie
bustarelle, ma le consulenze agli avvocati amici, i contratti di
progettazione ai parenti, le sponsorizzazioni delle associazioni
sportive delle mogli, insomma le nuove forme di corruzione.


Quanto ci costano Secondo la Banca mondiale, in Italia i reati contro
la pubblica amministrazione costano alla collettività 50 miliardi di
euro all’anno. Per la Corte dei conti il fenomeno è in espansione e il
crollo delle condanne (186 nel 2006 contro le 988 del 2000) non segnala
il successo dello Stato, ma la sua resa. La tangente sta diventando
come la mafia moderna: invisibile, ma non per questo meno pericolosa.
“Rispetto a 15 anni fa tutto è cambiato. Basti pensare che nei primi
anni ’90 le società di diritto privato a capitale pubblico erano un
migliaio, oggi sono più di 12 mila. I politici nominano i loro
consiglieri di amministrazione che però, per la legge, non sono né
pubblici ufficiali né incaricati di pubblico servizio. In questo modo
si può fare tutto o quasi senza rischiare niente”, spiega Ivan Cicconi,
uno dei massimi esperti in fatto di appalti pubblici e autore di un
libro cult sulle mazzette: ‘Storia del futuro di

Tangentopoli’.


Siamo all’evoluzione della specie. Alla creazione, proprio come aveva
più volte vaticinato l’ex pm di Mani pulite, Piercamillo Davigo, “di
batteri resistenti alla penicillina”, sui quali gli antibiotici
(magistrati e investigatori) non fanno più alcun effetto. Anche perché
i farmaci più moderni non li vuole usare nessuno. L’Italia non ha mai
recepito le varie convenzioni internazionali, come quella di Strasburgo
del 1999, ideate per arginare il fenomeno. Romano Prodi ci aveva
provato nel 2007 con un disegno di legge, ma con l’arrivo di Berlusconi
la riforma è finita nel cassetto. Eppure prevedeva due grandi novità:
pene severe per la corruzione tra privati (per esempio la mazzetta
versata a un banchiere per ottenere un prestito) e per il traffico
d’influenza, cioè le bustarelle allungate a chi sostiene (anche
millantando) di poter condizionare un amministratore. Così l’infezione
avanza.


L’arte della fattura La forma giuridica più usata per ammantare di
legalità la corruzione è la consulenza. Nell’ordinanza di arresto per
l’Autobrennero il giudice fa ironicamente i complimenti per la “grande
professionalità” nell’arte di incassare queste vere e proprie mazzette
fatturate all’avvocato Vincenzo Todesca. Il legale della società
pubblica delle strade trentine, l’Air, è stato arrestato per una
tangente da 260 mila euro per la galleria di Mezzolombardo. Lo ha
incastrato l’intercettazione ambientale delle trattative con il patron
della società di costruzioni Collini per camuffare da consulenza la
somma pattuita. È questo lo schema della nuova Tangentopoli. Tra il
pubblico ufficiale e l’impresa si inserisce un terzo, in questo caso un
avvocato, che incassa e fattura. Solo ascoltando le intercettazioni
sarà possibile scoprire l’inghippo. Anche se talvolta il velo della
consulenza è più facile da strappare. Come nel caso dell’ex

ministro della Salute Girolamo Sirchia, che si era fatto pagare con
bonifici estero su estero da una società interessata alle forniture per
il suo ospedale, ed è stato condannato dal Tribunale di Milano.


Affari in garçonnière Per sfuggire alle indagini c’è anche chi pensa di
tornare all’antico. Di sostituire il denaro con dei beni: meglio se
facilmente deperibili. Se ne sono accorti a Potenza dove due
faccendieri di Roma, per telefono, discutevano su come addolcire un
geometra del Comune. Alla fine la scelta era caduta sui generi di
vettovagliamento: ceste di vini e chili di prelibatezze. “Così, quando
i finanzieri andranno a casa sua, non troveranno nulla” dicevano i due.
Sembrava una boutade e invece era la prassi. Nel 2003 il colpo viene
infatti tentato con Giovanni Ialongo, il presidente dell’Ipost, l’ente
previdenziale delle poste, al quale uno dei due offre uno strano
‘dolce’ che si doveva mangiare in una garçonnière e non in una
pasticceria. Per il pm Henry John Woodcock la torta era una bella
ragazza e ‘in punto di diritto’ si poteva configurare una corruzione
sessuale. La Procura di Roma però non ha mai approfondito la questione.
Ialongo

(che nega tutto) non è mai stato indagato. E oggi delle Poste è diventato il presidente.


Elicotteri e yacht L’ex ministro Alfonso Pecoraro Scanio invece volava
più alto e non disdegnava, secondo i carabinieri, voli in elicottero e
viaggi all’estero, pagati dal titolare di un’agenzia di viaggi che
voleva avere un appalto dal suo ministero. Mentre a Napoli, dove come
al solito la fantasia criminale dà il meglio di sé, il direttore
tecnico di una Asl per chiudere un occhio sugli impianti anti-incendio
aveva ricevuto uno yacht Fiart 40 in leasing. Ovviamente le rate erano
pagate dalla società favorita. Sempre in Campania il consigliere
regionale di centrosinistra Roberto Conte aveva escogitato un sistema
ancora più sofisticato. La Regione affittava grazie al suo
interessamento due palazzi acquistati in leasing da una società nella
quale aveva inserito un suo prestanome come socio di minoranza. Ogni
mese, quindi, una parte del canone finiva nelle sue tasche.


Sponsor in corsia Da questo punto di vista, i presunti 6 milioni di
euro di tangenti pagati a Ottaviano Del Turco dal re delle cliniche
abruzzesi Vincenzo Angelini appartengono al paleolitico delle mazzette.
L’immagine di Angelini che sale fino alla casa di montagna del
presidente della Regione con le buste piene di banconote ricorda quella
dei pastori che si ostinano a compiere il rito della transumanza come
ai tempi di D’Annunzio. Il futuro è altrove. Nella stessa indagine i pm
stanno cercando di verificare dove finiscono i 21 milioni versati dal
gruppo Angelini per sponsorizzare il team del motociclista Dovizioso.
Il sospetto che la sponsorizzazione celi una mazzetta sorge da un
fatto: Angelini pagava a Dovizioso il doppio di quanto la Fiat dà a
Valentino Rossi.


Tengo famiglia Nella terra del familismo amorale uno dei sistemi più
semplici per ottenere la benevolenza del potente di turno è quello di
favorire i suoi parenti. Proprio dall’inchiesta sull’Autobrennero della
Guardia di finanza di Trento emergono intercettazioni che raccontano
come Silvano Grisenti, il presidente dell’Autostrada, dicesse spesso
agli imprenditori: “Fate lavorare lo studio di mio fratello”, mentre
sua moglie ordinava (e otteneva) finanziamenti ‘à la carte’ per una
associazione di pattinaggio. Allo stesso modo, secondo un testimone
della recente indagine della Finanza di Milano sulla truffa per i
semafori intelligenti (che passavano dal verde al rosso senza fermarsi
sul giallo), si comportava la società vincitrice dell’appalto in 300
diversi comuni. L’azienda offriva contratti ai parenti dei comandanti
dei vigili.


Scambio elettorale Sono insomma lontani i tempi in cui la corruzione
era un sistema ordinato con ruoli e gerarchie definite. Come spiega
Alberto Vannucci, docente all’università di Pisa, e coautore del saggio
‘Mani impunite’, “oggi la mazzetta si è democratizzata. Un tempo
c’erano i collettori che versavano ai vertici dei partiti e svolgevano
una funzione di regolazione. Adesso i burocrati vogliono soldi e favori
per sé e per il singolo politico che li ha nominati”. Ma per essere
eletti come si fa? Ci vogliono i voti. E per conquistarli, specie nel
Sud, bisogna dare lavoro.


Il sistema clientelare del partito dell’ex ministro Clemente Mastella
in questo senso è esemplare. Secondo i pm di Santa Maria Capua a
Vetere, l’ente pubblico targato politicamente assegnava illecitamente
l’incarico di selezione del personale a una società amica. Poi la
società, su input del suo referente e non certo per merito, sceglieva,
sempre secondo l’accusa, chi assumere. Altre varianti, molto in voga in
Calabria come insegnano le indagini di Luigi De Magistris, prevedono
invece che le assunzioni le facciano i privati, a cui il pubblico ha
concesso finanziamenti o appalti.


Intercettazioni addio? In questo scenario il presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi insiste perché le intercettazioni telefoniche vengano
bandite dalle indagini. Tanto che il suo avvocato, l’onorevole Niccolò
Ghedini, il 19 settembre ha proposto di vietarle quasi tutte,
trasformandole in ascolti ‘preventivi’ senza valore di prova. Un
proposito che comincia a creare malumori anche all’estero. “Se le
intercettazioni per tangenti venissero abolite questo sarebbe un chiaro
segnale della scarsa volontà dell’Italia di combattere la corruzione. E
certamente impartiremmo al vostro paese la raccomandazione di
reintrodurle”, dice a ‘L’espresso’ Drago Kos, il presidente del Greco
(Gruppo di stati contro la corruzione), l’organismo del Consiglio
d’Europa cui anche l’Italia ha aderito. A metà ottobre una squadra del
Greco arriverà in Italia (vedi box a pag 63), per fare per la prima
volta il punto della situazione. La visita non sarà una passeggiata. n

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Intervista a Drago Kos
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Italia sotto esame


“In ottobre valuteremo l’autonomia, l’indipendenza e la professionalità
delle istituzioni anticorruzione e affronteremo anche l’argomento delle
immunità. Nel secondo round ci occuperemo invece di riciclaggio. Chi
incontreremo lo deciderà il governo italiano, ma una volta sul posto la
nostra squadra potrà vedere chi vuole”. Non sarà una passeggiata la
prima visita degli uomini del Greco in Italia. Nelle prossime settimane
l’organismo internazionale anticorruzione cui l’Italia ha aderito nel
2007, sarà da noi. Ma a Roma c’è già nervosismo. Anche perché in estate
il presidente del Greco, lo sloveno Drago Kos, aveva scritto una
lettera per protestare contro la chiusura del Commissariato
anticorruzione dicendo di “temere che si stesse per tornare a una
situazione in cui non c’è una reale volontà politica di combattere la
corruzione”. E a quel punto il governo aveva fatto una confusa marcia
indietro.

Presidente Kos, cosa è accaduto?

“Uno dei direttori del ministero della Giustizia ci ha spiegato che il
commissariato sarebbe stato spostato alle dipendenze del suo ministero.
Poi l’Italia ha cambiato ancora una volta posizione e ha stabilito che
il commissariato dipenda dalla Funzione pubblica”.

Il commissariato dunque non sarà indipendente?

“Sì, il problema è questo, ma anche il precedente commissario dipendeva
dalla presidenza del Consiglio. Questa però al momento è la migliore
soluzione possibile”.


L’Italia insomma è indietro. E non ha neppure ratificato le convenzioni sulla corruzione…


“Sì. Ormai la maggior parte degli Stati punisce la corruzione tra
privati anche se solo in pochi perseguono il traffico d’influenza.
L’italia deve comunque adeguarsi e sono certo che in occasione del
terzo round di valutazione le verrà chiesto di farlo”.


Intanto Berlusconi non vuole le intercettazioni…


“Esamineremo subito la questione. Sarei veramente sorpreso se le si
abolisse. Sarebbe una scelta in controtendenza. Gli altri Stati le
stanno introducendo accanto a nuovi metodi d’indagine: la corruzione è
difficile da scoprire e provare”.


Forse tutto dipende dai 90 parlamentari sotto inchiesta, prescritti o condannati. Ci sono casi analoghi in Europa?


“Che io sappia no, ma in Romania ci sono molti ministri indagati. È una
situazione interessante. Ma non ne so molto. Avete aderito al Greco
solo lo scorso anno. E noi non abbiamo mai capito i motivi di questo
ritardo. Ora aspetto il rapporto”.

L’ESPRESSO

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