Frequenze TV per Europa7. Il governo fa pagare alla RAI il conto salato di Rete4


Frequenze TV per Europa7. Il governo fa pagare alla RAI il conto salato di Rete4

di Articolo 21

Frequenze TV per Europa7. Il governo fa pagare alla RAI il conto salato di Rete4

Per
ora è solo un’ipotesi tecnica, messa sul tavolo del
sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani (uno dei più
stretti consulenti di Berlusconi nel campo dei media, dai tempi in cui
collaboravano aziendalemente), ma in breve potrebbe diventare la
soluzione governativa per sanare il “Caso Europa7”, ovvero: come risarcire il network privato, che a livello europeo (Alta Corte del Lussemburgo) e italiano (Consiglio di Stato) ha vinto la causa contro Retequattro-Mediaset, distribuendole le frequenze TV e risarcendo il gruppo privato con una somma che oscilla tra i 2 e i 3 miliardi di euro.

Ecco
allora uscire dal cilindro magico del governo un “coniglietto
strabico”: a risanare il vulnus non sarà il network
privato, condannato a livello europeo, Retequattro-Mediaset, di
proprietà del presidente del consiglio Berlusconi, ma la
pubblica RAI attraverso la cessione di frequenze ora utilizzate dalla
rete “ammiraglia “ RAIUNO.

La filosofia imprenditoriale è sempre la stessa, sia che si debba affrontare la crisi dei mercati finanziari e
i crack delle banche, sia che si debba eseguire una sentenza che
condanna una società privata ad alto impatto mediatico-politico:
privatizzare i profitti, pubblicizzare le perdite”!

In un periodo in cui Berlusconi e Tremonti,
esegeti del neoconservatorismo iperliberista ed euroscettici, si
scoprono “alfieri” dell’intervento dello stato e
“paladini” del coordinamento politico-economico
dell’Unione Europea, suona stridulo ed ambiguo questo ricorso a
far ricadere sul servizio pubblico il peso di una soluzione figlia di
un macroscopico “conflitto di interessi”, anziché
eseguire alla lettera i dettami delle massime istituzioni giuridiche
europee ed italiane.

In
pratica, Europa7 potrebbe vedersi assegnate una serie di frequenze, che
attualmente “distanziano i canali” sui quali viene
trasmessa RAIUNO: una specie di “cura dimagrante” per la
prima rete RAI, che in teoria non perderebbe frequenze analogiche
utili, ma restringerebbe il suo spazio di emissione. A favore di questa
soluzione “tecnica”, si sostiene da alcune parti influenti
che per la RAI non ci sarebbero danni finanziari né problemi di
trasmissione. Resterebbero però irrisolti i tempi di attuazione
della “sanatoria”, l’estensione del segnale (per
diventare un “canale nazionale”, Europa7 ha bisogno di una
copertura dell’80% del territorio nazionale, oltre che di tutti i
capoluoghi di provincia) e l’entità del risarcimento finanziario.

Secondo
alcuni esperti di diritto delle comunicazioni che seguono da vicino
queste vicende, anche a livello europeo, contattati da Articolo21:

“Non si tratterebbe di una privazione per
la RAI. Certo non significa andare incontro alla sentenza europea, che
in pratica ha designato che Retequattro debba andare sul satellite. Qui
entra in gioco anche la sentenza della Corte costituzionale, secondo la
quale le reti eccedenti non possono superare i limiti del 2003, e
pertanto Retequattro è da ritenersi in esubero.”.

La RAI, tramite il suo Direttore generale, Claudio Cappon, si è dichiarata disponibile a mettere in pratica le indicazioni del governo, una volta varate:

La
disposizione normativa voluta dall’Europa e che impone la
ricanalizzazione delle frequenze e l’orientamento del Ministero dello
Sviluppo Economico-Comunicazioni e dall’Autorità per le garanzie
nelle comunicazioni di assegnare a Europa 7 frequenze sulle quali
trasmette regolarmente RAIUNO, non comporta nessuna onere per la RAI e
nessuna perdita di capacità trasmissiva
”, ha detto Cappon. “Stiamo
concordando con il Ministero -ha proseguito- le modalità di
esecuzione di questo obbligo in maniera che il risultato venga ottenuto
coerentemente al progetto di digitalizzazione. La razionalizzazione
delle frequenze non andrà quindi a scapito dell’azienda
”.

Perplessità
e disaccordo, però, provengono proprio dall’AGCOM,
l’Autorità che controlla il rispetto delle regole nel
sistema delle comunicazioni e che dovrà comunque dire la sua su
l’intera vicenda.

Da ambienti autorevoli dell’Autorità, Articolo21 ha raccolto questa testimonianza:

In
linea astratta questa soluzione andrebbe bene. In pratica, però,
la RAI deve ricanalizzare RAIUNO e questo implica anche un costo, in
base al fatto che bisognerà rimodulare il segnale analogico in
attesa della digitalizzazione, prevista però entro il 2012, che
comporterà anche il “dividendo digitale”, ovvero la
gestione delle frequenze rimaste inutilizzate e da riallocare sul
mercato. Ora, invece, si chiede un’accelerazione e questo
comporterà dunque dei costi aggiuntivi per il servizio pubblico.

Gli
utenti delle zone interessate, poi ,dovrebbero risintonizzarsi sulle
nuove frequenze di RAIUNO. E resta, inoltre, il problema di quella che
potremmo definire un’autorizzazione debole.

Invece
di riassegnare le frequenze che la stessa Commissione europea sostiene
di essere state date in maniera illegittima a Retequattro, si fa
spostare la RAI!

E
non si tratta solo dei cosiddetti “intercanali”; ma sono
frequenze che in alcune parti del territorio nazionale e in determinate
regioni si dovranno spostare, costringendo gli utenti a modificare la
sintonia. Insomma si chiede alla RAI di anticipare il “dividendo
digitale” con un costo per il servizio pubblico che potrebbe
aggirarsi su alcune decine di milioni di euro”.

Viste le ultime dichiarazioni del sottosegretario Romani, contrario all’aumento del canone di abbonamento RAI (adeguato a 106 euro nel 2007
dal governo Prodi, dopo anni di blocco da parte del centrodestra, resta
il più basso in Europa!), perché ritenuto, secondo lui,
“la tassa più odiata dagli italiani, tanto che sono
favorevole a ridurlo, incrementando la lotta all’evasione del
tributo”, il sospetto è che l’intera
vicenda-frequenze diventi una merce di scambio: aumento del canone ed
eventualmente ripianamento delle perdite dovute ai minori introiti
pubblicitari (con la crisi dei mercati si stimano minori introiti per
RAI e Mediaset sul 10% negli ultimi tre mesi dell’anno), in
contropartita dell’uso delle frequenze di RAIUNO, invece di
Retequattro, per Europa7.

Articolo21 si
opporrà con determinazione in tutte le sedi istituzionali
nazionali ed europee, affinché non sia il servizio pubblico a
dover pagare per scelte errate, che non rispettano integralmente le
sentenze emesse e che stravolgono le regole del libero mercato, in
quanto emanazioni dell’irrisolto conflitto di interessi del capo
del governo.

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Pubblicato su Notizie e politica

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