Lo tsunami finanziario favorisce la mafia




di Pierluigi Vigna – 28 ottobre 2008
Lo tsunami che ha devastato, a livello globale, la finanza, ha come noto, ricadute negative anche sull’economia reale.Le banche hanno stretto i cordoni delle borse e le imprese, specie le medio-piccole, soffrono di una asfissia dei finanziamenti, che pregiudica non solo le possibili innovazioni produttive e la ricerca, ma anche la normale gestione delle loro attività.
La crisi di sfiducia nei rapporti interbancari induce gli istituti creditizi ad aumentare le loro riserve contraendo o negando credito alle realtà produttive penalizzate, in molti casi, anche dagli inammissibili ritardi che caratterizzano i pagamenti da parte delle Pubbliche Amministrazioni. Questa situazione è tuttavia propizia per l’ingresso sulla scena di ben noti attori: le organizzazioni di tipo mafioso che dispongono di vaste risorse economiche.
E’ stata da tempo analizzata ed ha anche formato oggetto di indagine, l’impresa a partecipazione mafiosa, quella più moderna forma di infiltrazione nell’economia legale che consiste nell’immissione, ad opera della mafia, che utilizza abili prestanome, di liquidità in imprese nate e vissute come realtà economiche legali.
Ciò a volte può avvenire su richiesta della stessa impresa, quando versa in una situazione di illiquidità, ed a volte all’insaputa dell’imprenditore onesto, mediante l’acquisto di azioni o quote societarie che attribuiscono la governance reale dell’impresa al gruppo criminale.
Lo scenario descritto all’inizio favorisce sicuramente anche i prestiti di denaro a usura che, quando praticata dalla mafia, ha come inesorabile finalità l’impossessamento dell’impresa usurata. Vi è dunque il pericolo che si possa compiutamente realizzare il disegno strategico della mafia economica indicato, fin dal settembre 1982, dall’articolo 416bis c.p. che assegna a quell’organizzazione, fra gli altri fini, quello di assumere la gestione o il controllo delle attività economiche.
Le Istituzioni, dunque, nell’apprestare i rimedi per lo tsunami finanziario dovranno tener conto anche di questo profilo. E ne dovranno tener conto anche imprenditori e commercianti, assumendo consapevolezza dei pericoli (spesso non più tali), monitorando attentamente il profilo di clienti, fornitori e, soprattutto di erogatori di prestiti e denunciando le manovre delle quali vengono a conoscenza.Solo così potrà salvarsi l’economia sana, destinata altrimenti ad essere sopraffatta da quella gestita dalla mafia.

Tratto da: http://quotidianonet.ilsole24ore.com

preso da http://www.antimafiaduemila.com

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