Il conflitto innominato



di Marco Travaglio – 31 ottobre 2008
Nell’ottimo e abbondante Circo Massimo, Uòlter ha tenuto fede al suo tic di non nominare Berlusconi. L’ha sempre chiamato “il presidente del Consiglio”. Bel progresso rispetto alla campagna elettorale, quando evocava un imprecisato “principale esponente dello schieramento a noi avverso”.

Purtroppo non ha mai citato neppure il conflitto d’interessi. Che sarà anche un’espressione riduttiva, come dice Michele Serra. Ma allora troviamole al più presto un sinonimo che renda l’idea. Chiamiamola Pippo, o Gigetto, ma chiamiamola. Perché intanto gli interessi privati dell’Innominato in conflitto con i nostri si moltiplicano di giorno in giorno. L’ha scritto il ‘New York Times’: “Ci sono due tipi di italiani: quelli che lavorano per lui e quelli che lo faranno”. Con la scusa della crisi, Berlusconi annuncia “aiuti di Stato alle imprese”, e lui guardacaso possiede imprese. Il governo stanzia somme enormi per garantire le banche, e lui guardacaso ha una banca, Mediolanum (impegolata nell’affaire Lehman), e una figlia nel cda di Mediobanca, che controlla quote decisive in Telecom, Generali e Rcs. Intanto la Libia investe in Unicredit (socio di Mediobanca), dopo che il premier ha regalato 5 miliardi di dollari (in vent’anni) al regime di Gheddafi, in cambio di non si sa cosa. Insomma quei soldi pubblici potrebbero rientrare in italianissime e privatissime tasche, magari anche sue. Mediaset è in crisi di share e di Borsa, e lui che fa? Prima invita a investire in titoli di aziende italiane, segnalando – bontà sua – “le tre più sottovalutate: Iri, Eni e Mediaset”. Poi incontra gli industriali, sempre per parlare di crisi, e pensa bene di aggravare quella della Rai sua concorrente: giustifica chi non paga il canone e domanda: “Come fate ad accettare che la Rai inserisca i vostri spot in programmi che diffondono panico e sfiducia?”. Un modo come un altro per invitarli a dirottare gli spot su Mediaset. Intanto seguita a controllare due reti Rai su tre. Infatti Tg1 e Tg2 – secondo l’Agcom – dedicano al governo rispettivamente il 58 e il 65 per cento degli spazi politici, per non parlare delle reti Mediaset (64,5 il Tg5, 80 il Tg4). Confalonieri annuncia il taglio degli show troppo costosi, sperando in un “disarmo bilaterale” con la Rai? Ecco Maurizio Gasparri scatenato contro l’unica fiction da esportazione di viale Mazzini, il commissario Montalbano, che sbaraglia Mediaset anche con le repliche. Il resto lo fanno gli house organ di famiglia, ‘Il Giornale’ in testa. Attacchi furibondi alle poche bestie nere del premier, da Di Pietro a Giorgio Bocca ai soliti magistrati. Critiche alla Rai perché, per la tournée del premier in Cina, non ha mobilitato battaglioni di inviati, ma “ha preferito la via della parsimonia e l’ha fatta seguire solo dal corrispondente locale”. E perfino un paginone sulla “statura dei politici” (‘Viaggio nella Lilliput del Palazzo’) con le foto di tutti quelli sotto il metro e 65, tranne uno. Indovinate chi. Perché lui non è basso: è diversamente longilineo.

Signornò

Tratto da: L’ESPRESSO

preso da antimafiaduemila

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