Santino Di Matteo: “Farò presto i nomi dei killer di Via D’Amelio”


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di Maria Loi – 24 novembre 2008
Palermo.
Quella del pentito Mario Santo Di Matteo è stata un’intervista
trasmessa ieri sera ai microfoni del tg1. Di Matteo detto “mezzanasca”
non è certamente l’ultimo arrivato all’interno di Cosa Nostra: vicino
ai corleonesi, faceva parte della cosca di Altofonte e fu il primo
pentito della strage di Capaci.

Fu proprio lui a indicare a magistrati
ed investigatori mandanti ed esecutori dell’assassinio del giudice
Falcone, della moglie e dei tre agenti che li scortavano
sull’autostrada che dall’aeroporto di Punta Raisi entra fin dentro
Palermo. Un pentimento che provocò la feroce vendetta di Totò Riina e
di Giovanni Brusca che per costringerlo a ritrattare, il 23 novembre
del 1993, sequestrarono il figlio che dopo 3 anni di prigionia venne
strangolato e poi sciolto nell’acido.
Nel corso dell’intervista Di Matteo ha ammesso che quando ha iniziato
la sua collaborazione non ha avuto più paura di essere ucciso. Il
giornalista si è soffermato anche sul delitto del figlio uno dei più
orrendi crimini di cui si è macchiata Cosa Nostra. A suo tempo è stato
drammatico il confronto tra Santino Di Matteo e Giovanni Brusca al
palazzo di Giustizia di Como dove la corte di Assise di Caltanissetta
stava tenendo le udienze del processo bis via D’Amelio. Facendo
riferimento a Brusca ha ricordato: <<Giocava con mio figlio quasi
ogni sera. Una persona che gioca con un bambino e poi lo ammazza che
cos’è? E’un carnefice>>. Un dolore difficile che il pentito ha
ammesso che sarebbe andato via solo dopo la sua morte.
Dichiarazione bomba quando ha annunciato che farà presto i nomi dei
killer della strage di Via D’Amelio. <<Anche se io lo so in
questo momento non posso dire nulla>>. In seguito a queste sue
dichiarazioni la procura di Caltanissetta ha predisposto l’acquisizione
della copia dell’intervista.
Già nell’ottobre del 2003 il pentito aveva fatto cenni su via D’Amelio
<<per ora sono stanco, ne parlerò in seguito>> aveva detto.
Poi è stato rapito il figlio e non disse più nulla. Solo quando venne a
sapere della sua morte Di Matteo riprese a parlare indicando alcune
circostanze relative alla preparazione dell’attentato coinvolgendo
Pietro Aglieri e Carlo Greco, che sarebbero stati avvertiti da Giovanni
Brusca.
Inoltre è agli atti dell’inchiesta denominata “Via d’Amelio quater”,
chiusa dalla procura di Caltanissetta dieci anni fa, un’intercettazione
in cui il pentito Mario Santo Di Matteo fa riferimento alla strage in
cui morì Paolo Borsellino e gli agenti della scorta. La registrazione
risale al dicembre 1993. In lacrime per la sorte del figlio, appena
sequestrato dalla mafia, Franca Castellese, moglie del pentito,
esortava il marito a non proseguire la collaborazione con la giustizia
ricordandogli “la strage Borsellino, dove c’era stato un infiltrato”.
Quella conversazione è stata acquisita agli atti dell’indagine sui
mandanti occulti della strage. Gli inquirenti hanno cercato di
identificare “l’infiltrato”, e capire per quale ragione marito e moglie
davano così tanta importanza alla strage di via D’Amelio, da citarla in
una conversazione così drammatica. I  pm di Caltanissetta di allora
Nino Di Matteo e Anna Maria Palma interrogarono entrambi che negarono
di ricordare di avere fatto riferimento alla strage.

VEDI L’INTERVISTA DEL Tg1 A SANTINO DI MATTEO

preso da ANTIMAFIADUEMILA

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Pubblicato su Notizie e politica

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