Dell’Utri e la mafia, una lunga Luna di miele


speriamo che finisca presto .

Processo Dell’Utri: no all’acquisizione delle carte di Reggio Calabria

5 dicembre 2008 – di Monica Centofante
Palermo
. Non saranno acquisite al processo Dell’Utri le carte trasmesse al procuratore generale Nino Gatto dalla procura di Reggio Calabria

Lo ha decretato oggi, sorprendentemente, la II sezione penale del Tribunale di Palermo presso la quale il senatore del Pdl è imputato per concorso esterno in associazione mafiosa (dopo la condanna in primo grado a 9 anni di reclusione per lo stesso reato).
Nel motivare la decisione la Corte, presieduta dal Dott. Claudio Dall’Acqua, ha dichiarato che esisterebbe un problema sostanziale visto che l’imputazione per il politico è di concorso esterno con Cosa Nostra e non con la mafia calabrese e che i fatti riguardanti l’indagine di Reggio sono di questi ultimi anni, mentre le contestazioni mosse all’esponente del Pdl si fermano al 1996.
Nelle carte calabresi il nome del senatore era infatti comparso più volte nei discorsi tra boss e nel paragrafo dedicato alle sue stesse conversazioni con esponenti di vertice del clan Piromalli, uno dei più potenti casati di ‘Ndrangheta, da sempre in collegamento con Cosa Nostra. Fatto che avrebbe dovuto avvalorare la tesi secondo la quale la vicinanza del senatore Dell’Utri ad ambienti mafiosi è proseguita, in modo continuativo, anche dopo il 1996 e fino ai giorni nostri, così come è riferito nella stessa sentenza di primo grado che riporta intercettazioni effettuate a casa del boss di Brancaccio Guttadauro e risalenti all’anno 2001.
Il 2 dicembre del 2007 – si legge tra le altre cose nelle carte inviate dalla procura di Reggio a quella di Palermo – Gioacchino Arcidiaco, cugino di Antonio Piromalli, a capo della cosca in sostituzione del padre in carcere al 41bis, parla al telefono con il Dell’Utri per fissare un appuntamento a Milano, in piazza San Babila, al quale prenderà parte anche l’avv. Francesco Lima.
L’intenzione degli uomini della cosca è quella di chiedere al politico, con il quale sono in contatto grazie all‘intermediazione del faccendiere Aldo Micciché – già dirigente della Democrazia Cristiana, originario di Marapoti ma rifugiato da anni in Venezuela (dopo una condanna a 25 anni di reclusione) – alcuni favori: primo fra tutti quello di preservare l’immunità di Antonio Piromalli, che dopo l’arresto del padre era l’unico a poter guidare la ‘ndrina, pur sotto la direzione dello stesso Giuseppe Piromalli che impartiva disposizioni dal carcere.
In vista di quell’importante incontro il Micciché impartisce all’Arcidiaco precise direttive sul tipo di discorso da intrattenere per l’occasione. Su cosa chiedere e su cosa offrire in cambio, in un periodo in cui il Partito delle Libertà si sta riorganizzando.
“E’ importante che capisca chi siamo”, è la voce del Miccichè ascoltata dagli inquirenti, “fagli capire che quando Aldo era segretario provinciale della Dc tutti i comuni della provincia di Reggio, 100 erano democristiani… secondo: Aldo pigliava 105.000 voti”. “La Piana è cosa nostra facci capisciri… il Porto di Gioia Tauro lo abbiamo fatto noi, insomma! Hai capito o no? Fagli capire che in Aspromonte e tutto quello che succede là sopra è successo tramite noi, mi hai capito?  … ”.
Gioacchino, però, non è convinto e chiede delucidazioni: “…adesso l’oggetto che… voglio capire… è stato lui a cercare noi tramite te… perché avesse bisogno di qualcosa giù”… E Micciché si spiega meglio: “Sono stato io a collocare i miei due pupilli, Gioacchino ed Antonio (Arcidiaco e Piromalli ndr.), in mano loro quando ho capito che la loro forza politica che si stava svolgendo in questo senso…”. “Ora fagli capire – prosegue – che in Calabria  o si muove sulla Tirrenica o si muove sulla Ionica o si muove al centro ha bisogno di noi … hai capito il discorso? E quando dico noi intendo dire Gioacchino ed Antonio, mi sono spiegato  ..”?
Il successivo passo dell’intercettazione spiega quale sarebbe stata una delle principali richieste che l’Arcidiaco avrebbe rivolto al senatore nell’interesse del “cugino” Antonio Piromalli. E che consisteva nel far ottenere l’immunità allo stesso Piromalli attraverso il conferimento di una funzione consolare per conto di un qualsiasi Stato estero. Che sia “russo, vietnamita, arabo, brasiliano, non mi interessa”, sottolinea Arcidiaco, “perché se c’è zio fuori e pure lui … eh … poi siamo rovinati!”

In riferimento alla presenza dell’Avv. Lima all’appuntamento Miccichè sottolinea: così “capisce che non sei l’ultimo arrivato! Mica è facile parlare con Marcello Dell’Utri, parliamo chiaro… parlare con Marcello Dell’Utri significa l’anticamera di Berlusconi”.
E ancora aggiunge: “...Lui vorrà che si facciano i centri della Libertà…” “…e tu gli dici che noi siamo a disposizione che quando deve partire l’operazione per i Centri lui deve venire incontro”.
Il giorno dopo, 3 dicembre 2007, sono ancora le intercettazioni a confermare che quella riunione è realmente avvenuta.
E’ Marcello Dell’Utri a sentirsi con l’Arcidiaco, che in presenza di Antonio Piromalli lo chiama e viene intercettato. La conversazione tra i due non solo conferma l’avvenuto incontro, ma consente di accertare quale fosse stato uno degli oggetti del summit:La piena disponibilità offerta dall’Arcidiaco all’uomo politico di organizzare le basi del partito (Circoli) nel territorio di Gioia Tauro, ed altri luoghi, e pienamente accolta dal Dell’Utri”.
Lo stesso giorno, al telefono con Arcidiaco, Miccichè riferisce di un colloquio avuto con il senatore in riferimento alla riunione tenuta poco prima. Dell’Utri “mi ha chiamato… era entusiasto”, e di Arcidiaco aveva detto: “pensa a quante cose possiamo fare… un giovane meraviglioso”.
Nel corso di quella lunga telefonata il politico del Pdl  e Micciché parlano di Berlusconi, di azioni da intestare al figlio di Marcello, di una faccenda riguardante il petrolio e del noto politico calabrese e avvocato Armando Veneto. In riferimento agli asseriti rapporti che il Veneto avrebbe con ambienti legati alla criminalità organizzata, il senatore – sorprendentemente – ritiene che siano positivi. Ma commette un errore, che il suo interlocutore si affretta a evidenziare: “Quelli che gli possono dare la copertura completa, le cose nostre sono segrete, ricordatelo, sono le persone che tu hai ricevuto (i boss della famiglia Piromalli ndr), mi hai capito o no?… che erano contro di lui”.
E della straordinaria forza di quella cosca Dell’Utri avrà piena conferma nei mesi a venire, quando potrà constatare con mano il buon andamento dell’attività posta in essere dai consociati per lo sviluppo dei Circoli della Libertà. O almeno così apparirebbe, ancora una volta, in uno dei tanti dialoghi intercorsi tra Gioacchino Arcidiaco e Aldo Micciché, nel corso dei quali è il secondo a dichiarare: “Politicamente va benissimo e bisogna incrementarli al massimo in modo tale da riuscire a fare, grazie alla riconoscenza del Senatore per i Circoli, ciò che loro intendono ottenere”.
Queste e altre compromettenti intercettazioni non sono state quindi acquisite al processo palermitano che ormai si avvicina alle battute finali. Il collegio presieduto dal Dott. Dall’Acqua ha invece ritenuto meritevoli di approfondimento i fatti raccontati alla scorsa udienza da Michele Oreste, ex collaboratore di studio dell’avvocato Alessandra De Filippis, legale del pentito pugliese Cosimo Cirfeta, morto in carcere tre anni fa. La questione ruota attorno alla presunta calunnia che Dell’Utri – secondo l’accusa – avrebbe ordito ai danni di tre pentiti palermitani, Francesco Onorato, Francesco Di Carlo e Giuseppe Guglielmini, per screditarli nel suo processo. Verranno così interrogati in aula la stessa De Filippis (come indagata di reato connesso, perché coinvolta in un’inchiesta della Dda di Bari), un altro avvocato pugliese, Carlo Falcicchio, un italiano residente a Nizza, Franco Zanetti, e Nicola Piccolino. Con loro sarà chiamato a deporre anche Renato Farina, l’ex vicedirettore di Libero, radiato dall’Ordine per la sua collaborazione con il Sismi. Secondo Michele Oreste, Farina, amico dell’avvocato De Filippis, avrebbe tenuto i contatti con Dell’Utri. Il processo è stato rinviato al 23 gennaio.

preso da www.antimafiaduemila.com

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😐 se è tutto vero quello che c’è scritto ,essendo intercettazioni quindi lo sarà , è una vergogna per tutta l’Italia che ha di nuovo cannato ! Ha un altra persona ,  minimo ,  coninvolta con la mafia ! perchè è un fatto gravissimo che uno dei fondatori del partito con più elettori oggi sia coinvolto con la mafia …. bè non dimentichiamo il famoso “eroe”Mangano,condannato anche a qualche ergastolo, che lavorava per Berlusconi e presentatogli proprio da Dell’Utri !

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