Attacco a Gaza


Attacco a Gaza: intervista al portavoce dei Fratelli Musulmani al Cairo, Abd el-Monam Aboul-Fetuh

di Michaela De Marco

intervista al portavoce dei Fratelli Musulmani al Cairo, Abd el-Monam Aboul-Fetuh

IL CAIRO – Dinanzi alle sistematiche violazioni da
parte dell’esercito israeliano, e dinanzi alle condizioni ormai
invivibili nella Striscia di Gaza, il 18 dicembre Hamas ha interrotto
la tregua pattuita con la parte israeliana, e ha iniziato a lanciare
razzi Qassem al confine sud di Israele, senza tuttavia provocare
perdite significative presso la comunità ebraica. Non si
può tuttavia ritenere Hamas il reale “trasgressore” dei patti,
dato che lo scorso 5 novembre l’esercito israeliano ha nottetempo
lanciato missili lungo la Striscia uccidendo sei palestinesi. Ieri
mattina , intorno alle 11.30 locali, mentre i bambini uscivano da
scuola, aerei F.16 ed elicotteri israeliani hanno bombardato la
Striscia, e non hanno ancora cessato di colpire basi, arsenali e
installazioni militari, in gran parte situate nel cuore di aree
densamente abitate da civili.

Il bilancio dei morti sale di ora
in ora, Hamas incita a vendetta, Israele dichiara di voler allargare la
sua offensiva, le potenze occidentali hanno (verbalmente) condannato
l’attacco e i palestinesi da ore scappano in preda al delirio e
all’isteria più totale. L’Egitto ha aperto le sue porte e i
gazesi si sono riversati in terra egiziana per sfuggire allo scroscio
di missili.

Nel pomeriggio, nel suo ufficio a Kasr el Nil, nel
cuore della capitale egiziana, ho incontrato Abd al-Monam Aboul-Fetuh,
portavoce dell’imponente organizzazione dei Fratelli Musulmani,
nonché elemento di spicco presso il sindacato dei medici
egiziani, che s’è distinto per la sua sensibilità nei
confronti delle condizioni disumane in cui perversa la popolazione
civile palestinese, e che da sempre invia medici sulla Striscia per
supplire alle carenze del sistema sanitario.

I Fratelli
in questo paese sono sempre stati in prima linea per difendere i
diritti della popolazione palestinese. In che modo i Fratelli Musulmani
egiziani stanno affrontando questa situazione?

Alle ore
17:00 oggi abbiamo organizzato una manifestazione di protesta davanti
al sindacato dei giornalisti. Domani abbiamo in programma una
manifestazione alle ore 13:00, sfileremo per tutto il centro cittadino.
Questa mattina cento autoambulanze sono partite dal Cairo, i nostri
medici si sono precipitati a Gaza per operazioni di primo soccorso.
Domani probabilmente cercheremo di trasferire i feriti al Cairo in
strutture ospedaliere più organizzate.

Come considerate la posizione del governo egiziano dinanzi agli attacchi israeliani?
Pessimo.
È vero che oggi il confine è stato aperto e che il
presidente s’è espresso negativamente nei confronti
dell’iniziativa israeliana. Ma solo pochi giorni fa Mubarak ha ospitato
Livni, leader del partito Kadima,nonchè promettente successore
dell’attuale primo ministro Ehud Olmert. Dal governo egiziano ci si
aspetta un atteggiamento conciliante nei confronti di Israele, e nel
tentativo di mediare tra i due fronti, quello palestinese e quello
israeliano, Mubarak s’è dimostrato assai disponibile nei
confronti del governo sionista, e ha più volte manifestato,
attraverso i “suoi” media, il massimo disprezzo nei confronti delle
strategie messe in atto dalla resistenza palestinese. I gesti di
solidarietà nei confronti dei palestinesi non si sono tradotti
mai in politiche di rottura nei confronti di Israele, si possono dunque
considerare puramente “cosmetici”. 

E le posizioni di Europa e Stati Uniti?
Falso
dispiacere nei confronti della carneficina a Gaza. Sembra che le
superpotenze occidentali siano spaventate dal gigante sionista. Fatto
sta che nessuna potenza occidentale ha mosso realmente un dito per
difendere i palestinesi. Dal fronte Ovest solo le solite critiche che
mai si tradurranno in atti contro la potenza israeliana.

Quali relazioni intercorrono tra Hamas e Fratelli Musulmani egiziani?
Nessuna
relazione “ufficiale”. Hamas e Fratellanza egiziana provengono dalla
stessa scuola. Hamas rappresenta il prolungamento naturale dei Fratelli
nei territori occupati. C’è senz’altro una “simpatia” e un
sostegno morale. Ma nessun finanziamento, né alcun contatto
diretto. Noi non sosteniamo nessuna organizzazione palestinese. Il
nostro sostegno va direttamente alla popolazione senza intermediari.
Organizziamo conferenze, convegni, campagne di sensibilizzazione,
inviamo aiuti umanitari e medici specializzati. Inoltre, noi
esercitiamo pressioni affinchè Hamas e Fatah cessino di farsi
guerra. Bisogna restare uniti dinanzi al nemico sionista. Questa sorta
di guerra civile tra le due organizzazioni sta indebolendo il fronte
palestinese e condannando la popolazione civile al macello. Il governo
egiziano non si pone da reale intermediatore: in tutta evidenza pende
verso Fatah.  Il suo atteggiamento non è “arabo”, è
più che altro di tipo “americano” o “europeo”.

Anche dall’Iran è giunto un sostegno totale alla popolazione civile palestinese. L’Iran come voi non riconosce Israele…
Ma
non c’è nessun rapporto con l’Iran. Non perché loro sono
sciiti e noi sunniti. Semplicemente non v’è molta simpatia nei
confronti del regime iraniano, molto lontano al tipo di regime che noi
vorremmo per l’Egitto, ossia un regime democratico, garante dei diritti
umani.

Ma come per Hamas e Fatah, non dovrebbe vigere la logica di unire le forze per affrontare il nemico?
L’Egitto
non è l’Europa. Le organizzazioni politiche, ma anche le
organizzazioni non governative, non possono creare legami con chiunque.
Tutti i collegamenti sono severamente controllati. Qui in Egitto, paese
dell’ “Asse del Bene”, è severamente proibito avere contatti col
regime iraniano. Il governo teme che l’Iran possa metter mano sul suolo
egiziano. Poi si deve aggiungere che l’organizzazione dei Fratelli
Musulmani, illegale per le autorità, viene ulteriormente tenuta
a bada: noi siamo pur sempre la più importante formazione
politica egiziana d’opposizione, l’unico movimento autenticamente di
massa del paese, in altre parole, una grossa spina sul fianco per il
regime egiziano.

Quali saranno le conseguenze di questi attacchi a Gaza?
Non
si possono prevedere ancora. Certo è che si son fatti molti
“passi indietro” in quel processo di pacificazione tra le parti, tanto
auspicato (a parole) dalle potenze occidentali. Quello che sta
accadendo a Gaza creerà ulteriore instabilità politica e
ingrosserà le file delle milizie armate. 200 morti significano
almeno 100 famiglie distrutte dal dolore. Il dolore diventa rabbia.
Bisogna temerlo un popolo umiliato ed orgoglioso come quello
palestinese.

E la speranza di Livni di annientare il terrorismo attraverso l’eliminazione fisica di Hamas?
Prima
di tutto il terrorismo uscirà ulteriormente rafforzato da questa
operazione. Il terrorismo non lo combatti attraverso la violenza
disumana, ma piuttosto mediante la giustizia, il rispetto per i diritti
umani, e la democrazia. In secondo luogo, Hamas, come Hizbollah per
esempio, non è un’organizzazione terroristica. Piuttosto
un’organizzazione di resistenza. Questo popolo si sta difendendo da
attacchi e da espropri forzati.

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Pubblicato su Guerre, Notizie e politica

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