Annozero – la guerra dei bambini – Santoro


La putnata di Annozero è stata una puntata movimentata e la reazione di Santoro alla critiche dell’Annunziata forse un po’ troppo esagerata.

Critica di Annunziata

In questo pezzo per me si capisce invece la linea che ha voluto dare alla puntata Santoro e quindi si può in parte comprendere la reazione di Santoro …E’ come se un pittore dice a un altro pittore che come ha fatto il quandro non va bene … è una critica ma ognuno è libero di fare come vuole .

Chiave della puntata

INFORMAZIONI :

Smontiamo alcuni luoghi comuni su Gaza

di Mónica García Prieto – El Mundo
30/12/2008

I gironi danteschi di Gaza

di Vittorio Arrigoni
16/01/2009

Una nuova Ombra su Anno Zero. Ecco le mail di Vik Arrigoni, da Gaza.

da http://nonleggerlo.blogspot.com
18 gennaio 2009
ecco le lettere nell’ articolo linkato sopra
[…]
MAIL 1
Hola Willy,
in parole povere, Anno Zero mi ha piantato in asso all’ultimo momento. Mi avevano contatto per collegamento in diretta, successivamente mi avevano chiesto di procurargli delle immagini che poi sono quelle andate in onda. (Ho fatto risparmiare diversi soldoni a quelli della RAI, il producer di Al Jazeera è un mio amico e mi ha fornito dieci minuti agratis…)
Infine neanche una telefonata dall’unico testimone oculare italiano di questo massacro… non importa, questo è il panorama televisivo giornalistico italiano. A Travaglio ho risposto su Il Manifesto. un abbraccio
Vik 

MAIL 2
Quella che alla fine mi ha seccato è stato che mi hanno usato, ho perso diverse ore portate via alla mia attività umanitaria sulle ambulanze per procacciargli le immagini.
poi niente collegamento, manco una telefonata e … che dico, un grazie. Su anno zero ci ho messo una pietra sopra, di più, un macigno. Divulga pure in giro.
Vik

[…]
PS: cioè non capisco perchè non si sono collegati con Arrigoni, che alla fine avrebbe credo portato una grande testimonianza… neanche avesse idee pro israeliane, e quindi si sarebbe trovato contro Santoro … no anzi credo sarebbe stato d’accordo con lui … mah per quanto possa servire scrivero una mail alla trasmissione .
Guarda la mia rubrica Il meglio di annozero.
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4 comments on “Annozero – la guerra dei bambini – Santoro
  1. Alex Buzzella ha detto:

    I gironi danteschi di Gaza
    16/01/2009

    Il mio articolo per Il Manifesto di oggi:

    Dante non avrebbe saputo immaginare gironi così infernali come le corsie dei dannati negli ospedali di Jabalia. La legge del contrappasso qui è applicata al rovescio. Tanto più innocente è la vittima tanto meno viene risparmiata dal martirio delle bombe. Al Kamal Odwan, all’ Al Auda, le piastrelle in ceramica dei pronti soccorsi sono sempre belle lustre, gli inservienti hanno sempre un gran da fare a ripulirle dal sangue che gronda dall’incessante via vai di barelle cariche di corpi massacrati. Iyad Mutawwaq stava camminando per strada quando una bomba ha aperto uno squarcio in un edificio poco distante. Insieme ad altri passanti si era precipitato per prestare i soccorsi, mentre una secondo ordigno colpiva il palazzo, uccidendo un padre di 9 figli, due fratelli, e un altro passante che al pari di Iyad era corso sul posto per aiutare i feriti. La solita storia ripetuta, dieci, cento volte. La tecnica preferita di ogni terrorismo ricalcata alla perfezione dall’ esercito di Tsahal. Si lancia un bomba, si attendo i soccorsi, si ribombardano feriti e soccorsi. Per Iyad queste sono bombe americane ma portano l’autografo anche di Mubarack, il dittatore egiziano che qui Gaza fa concorrenza ad Olmert in capacità di catalizzare livore. Dietro il letto di Iyad, un anziano con le braccia ingessate sta disteso con gli occhi fissi al soffitto, non proferisce più parola, mi dicono abbia perso tutto, famiglia e casa. Fissa le crepe di un intonaco che cade a pezzi come per cercare una risposta alla disfatta della sua esistenza. Khaled ha lavorato 25 anni in Israele, prima dell’ultima intifada. Come gratifica Tel Aviv non gli ha concesso una pensione, ma una serie di missili aria-terra sulla sua abitazione; presenta ferite su tutto il corpo da schegge di esplosivo. Gli chiedo dove andrà a vivere una volta dimesso dall’ospedale. Mi risponde dove sta ora la sua famiglia: per strada. Come la sua, numerose famiglie non sanno più dove rifugiarsi. I più fortunati hanno trovato ospitalità da parenti e conoscenti, come abbiamo verificato, ma si può definire vita lo stipare un centinaio di persone in due appartamenti di 3 stanze ciascuno? Due bombe sull’abitazione di Ahmed Jaber hanno messo in fuga la sua famiglia, ma troppo tardi. Una terza esplosione ha sepolto sotto le macerie 7 suoi familiari, e anche due bambini di 8 e 9 anni suoi vicini di casa. Dice “ci hanno fatto fare un salto all’indietro nel 1948. Questo è il supplizio per il nostro attaccamento alla patria. Possono staccarmi le braccia e la gambe dal tronco, ma non mi lasceranno mai abbandonare la mia terra”. Un dottore mi prende in disparte e mi confida che la figlia di 7 anni di Ahmed è arrivata in pezzi, stava contenuta in una minuscola scatola di cartone. Non hanno avuto il coraggio di riferirglielo per non deteriorare le sue già precarie condizioni di salute. In serata anche a Iyad hanno portato via il telefono per non fargli pervenire cattive notizie. Un tank ha centrato la casa della sorella, decapitandola. Alla fine la nostra imbarcazione del Free Gaza Movement non è giunta al porto di Gaza. A 100 miglia dalla meta designata, in acque internazionali, sono stati intercettati da 4 navi da guerra israeliane, disposte a far fuoco e ammazzare il nostro carico di dottori, infermieri e attivisti per i diritti umani. Nessuno deve osare ostacolare la mattanza di civili che continua ininterrottamente da 3 settimane. A est di Jabilia, dinnanzi al confine, testimoni oculari parlano di decine di corpi in putrefazione per le strade, le loro carni putrescenti sono divorate dai cani. Ci sono anche centinaia di persone impossibilitate a muoversi, diverse ferite; le ambulanze non possono sopraggiungere nell’aera perchè ovunque ci sono cecchini che sparano. I palestinesi sono esausti di schiattare nell’indifferenza generale, e diversi accusano anche croce rossa internazionale e Onu di non fare abbastanza. Di non ottemperare in pieno al loro dovere, di non rischiare la loro vita per salvarne centinaia di altre. Andremo noi dell’ ISM, a piedi, con delle barelle, laddove l’umanità ha oltrepassato i suoi confini e si è eclissata. I soloni coi culi di pietra poggiati nei salotti buoni della politica discettano di strategie belliche e di guerra contro hamas, mentre qua ci stanno letteralmente massacrando. Bombardano gli ospedali, e c’è chi ancora si pronuncia sul diritto di Israele all’autodifesa. In qualsiasi stato che si definisce minimante civile, l’autodifesa è proporzionale all’offesa. In questi 20 giorni abbiamo contato 1075 vittime palestinesi, l’85% civili, più di 5000 feriti, dei quali più della metà sono minori di 18 anni. 303 i bambini orrendamente trucidati. Fortunatamente solo 4 vittime civili israeliane. Come a dire che per Israele il giusto bagno di sangue per vendicare ognuno dei suoi civili ammazzati, è quello di sterminarne almeno 250 della parte avversa. Ditemi se vuoi che se questa sproporzione fra difesa e offesa non vi riporta agli eccidi compiuti come rappresaglia nelle pagine più nere della storia moderna europea. Ma veniamo al punto, di legittima difesa si tratta? Ai Marco Travaglio, ai Piero Ostellino, ai Pierluigi Battista e agli Angelo Panebianco, che insistono con la loro solfa imputando ad Hamas la responsabilità di questo genocidio in quanto trasgressore della tregua fra Israele e Palestina, vorrei ricordare la posizione delle Nazioni Unite. Il professor Richard Falk, relatore speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha espresso idee chiare in proposito: Israele ha di fatto rotto la tregua in novembre sterminando bellamente 17 palestinesi. Nel mese di novembre si erano registrate zero vittime israeliane, zero vittime come in ottobre, come nel mese precedente e quello precedente ancora. Lo ha ricordato recentemente anche il premio Nobel ed ex presidente USA Jimmy Carter. Dispiace, che giornalisti come Travaglio, su cui riponevamo la nostra stima perchè estremo baluardo di una informazione libera e quanto più possibile veritiera, si siano infiltati l’elmetto dell’IDF e intrattengo le masse dinnanzi al tubo catodico dilettandosi nello sport più di moda da queste parti, il tiro a segno sugli infanti. Batto i tasti in un ufficio dell’agenzia di stampa Ramattan, attorno i reporters palestinesi vestono giubbotti antiproiettili ed elmetti. Non tornano ne stanno per recarsi dinnanzi ai carri armati, siedono semplicemente davanti ai loro computer. Due piano più sopra gli uffici della Reuters sono stati appena colpiti da un razzo, due feriti gravi. Quasi tutti i piani dello stabile sono vuoti al momento, sono rimasti i giornalisti più eroici, questo inferno in qualche modo deve continuare a essere raccontato. Poco prima l’esercito israeliano aveva rassicurato la Reuters di non evacuare, di restare negli uffici perchè sicuri. Stamane bombardato e distrutto anche l’edificio delle Nazioni Unite, stabile messo in piedi anche coi soldi del governo italiano. Berlusconi, esisti? Diversi i morti e feriti. John Ging, capo dell’UNRWA, agenzia dell’ONu per i profughi palestinesi, testimone oculare, parla chiaramente di bombe al fosforo bianco. Nel quartiere Tal el Hawa di Gaza city, un’ala ospedale Al Quds è in fiamme, imprigionata dentro insieme ad una quarantina fra medici e infermieri e un centinaio di pazienti anche Leila, nostra compagna dell’ISM. Ci ha raccontato per telefono le loro ultime drammatiche ore. Un carro armato è dinnanzi all’ospedale e cecchini sono ovunque, sparano a qualsiasi cosa si muova. Tutt’attorno la distruzione, nella notte hanno osservato dalle loro finestre un edificio colpito dalle bombe incendiarsi, e udito le urla di terrore di intere famiglie, di bimbi, implorare aiuto. Non hanno potuto muoversi e impotenti, hanno osservato quei corpi arsi dal fuoco riversarsi in strada e ridursi in cenere. L’inferno si è rivoltato e al suo centro nel cuore di Gaza, noi siamo i dannati di un odio inumano. Restiamo umani. Vik

    Vittorio Arrigoni
    Blog: http://guerrillaradio.iobloggo.com/
    Contatto e donazioni: guerrillaingaza@gmail.com
    telefono: 00972(0)59 8378945
    siti della missione: http://www.freegaza.org/ e http://www.palsolidarity.

  2. Alex Buzzella ha detto:

    Smontando i luoghi comuni su Gaza

    di Mónica García Prieto – El Mundo

    30/12/2008

    Vedere come i canali televisivi arabi e quelli occidentali hanno coperto gli avvenimenti è come affacciarsi a due mondi differenti. Influenzati dalla corrente d’opinione promossa dall’amministrazione di Washington, vicina ad Israele, i media europei e statunitensi hanno assunto mezze verità come fatti, ignorando la situazione complessiva della Striscia e molti dei recenti avvenimenti politici imprescindibili per capire che cosa sta accadendo.

    Per comprendere il massiccio movimento di solidarietà che si sta vivendo nei paesi musulmani verso Gaza è necessario contestualizzare i fatti e smontare alcuni dei luoghi comuni. Questi sono alcuni esempi.

    Hamas prese il potere con la forza nel 2007

    In realtà, il Movimento di Resistenza Islamica arrivò al potere nel gennaio del 2006 dopo aver ottenuto l’appoggio del 65 % dei palestinesi nelle elezioni celebrate allora, in una massiccia vittoria che fu sorprendente dentro e fuori i territori occupati.

    La supervisione internazionale riferì che non si erano prodotte irregolarità, ma il Quartetto (USA, UE, Russia e ONU), congelò i suoi aiuti ai palestinesi con il voluto obiettivo di obbligare Hamas a rinunciare alla violenza e indebolire il gruppo.

    Da parte sua, Israele diede inizio ad una dura strategia di isolamento iniziata trattenendo i fondi che riscuote in nome delle autorità palestinesi a titolo di imposta, circa 40 milioni di euro vitali per la sopravvivenza dei Territori.

    Inoltre, i soldati israeliani arrestarono la maggior parte dei deputati islamisti nella Cisgiordania e a Gerusalemme Est, fermando il Parlamento palestinese che rimase sprovvisto del “quorum” per poter lavorare.

    Lo confronto storico tra la fazione Al Fatah, sconfitta alle urne, e Hamas si aggravò più che mai, ma un sottile intervento internazionale ottenne che si passasse delle parole alle armi.

    Secondo un’indagine della rivista “Vanity Fair” fondata su documenti confidenziali autenticati da fonti nordamericane, “si ebbe un’iniziativa nascosta approvata da Bush ed organizzata dalla segretaria di Stato Condoleezza Rice e dal vice consigliere per la Sicurezza nazionale, Elliott Abrams, per provocare una guerra civile palestinese.

    Il piano consisteva nell’appoggiare le forze dirette da [Mohamed] Dahlan [leader di Al Fatah] e dotarle di un nuovo armamento fornito su richiesta nordamericana per dare a Fatah la forza necessaria per eliminare dal potere il governo democraticamente eletto di Hamas. Cioè, Washington promosse un conflitto civile interpalestinese per farla finita con gli islamisti.

    Così, il leader dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), Abu Mazen, (Mahmud Abbas) si rifiutò di consegnare il controllo delle forze di sicurezza ad Hamas che a sua volta organizzò le proprie. Gli scontri isolati tra le due fazioni proseguirono per quasi un anno e mezzo, fino a che, nel giugno 2007, sfociarono in una breve guerra intestina.

    Agli islamisti furono sufficienti pochi giorni per avere il sopravvento su Al Fatah. Abu Mazen sciolse il governo eletto di Hamas per nominare un altro esecutivo, tacciato d’illegalità da alcuni esperti palestinesi che criticarono duramente anche l’azione di Hamas, e dividendo “de facto” i due territori palestinesi.

    Il blocco fu imposto dopo il “colpo di stato” di Hamas.

    Il blocco cominciò giorni dopo che gli islamisti arrivarono al governo, a dispetto delle denunce delle organizzazioni umanitarie, le quali notarono che senza gli aiuti internazionali i territori erano esposti ad una crisi umanitaria.

    Pochi mesi dopo la vittoria elettorale, le ONG denunciarono la scarsità di medicinali negli ospedali ed avvisarono del rischio di malattie infettive. Il peggio stava per arrivare. Dapprima ci fu la risposta israeliana alla cattura del soldato Guilad Shalit, che punì duramente la Striscia.

    Un anno dopo, a seguito dei combattimenti interpalestinesi, Tel Aviv dichiarò Gaza entità nemica, permettendo l’entrata di appena 19 prodotti di base rispetto ai 3.500 che entravano prima.

    Da allora, la prima crisi umanitaria creata espressamente dall’Occidente ha impoverito la popolazione fino a limiti insospettabili. Se, nel 2007, un milione di persone a Gaza, dove abitano 1,5 milioni di palestinesi, sopravvivevano grazie agli aiuti dell’ONU, oggi si calcola che 1,2 milioni mangiano grazie alle Nazioni Unite, le quali hanno smesso di ricevere gli alimenti vitali a causa della chiusura israeliana. Oggi, gli abitanti di Gaza hanno serie difficoltà a reperire il pane.

    La colpa dell’offensiva è di Hamas perché continua a lanciare i razzi

    Lo scorso 19 dicembre, Hamas diede per finita la tregua unilaterale di sei mesi nella quale gli islamisti non lanciarono la loro artiglieria casalinga salvo che per risposta ai bombardamenti israeliani, senza causare morti. In cambio, esigevano che Tel Aviv alleviasse l’assedio permettendo l’entrata di prodotti di base e di combustibile, cosa che non accadde mai.

    In quei mesi la situazione umanitaria nella Striscia andò deteriorandosi, fino al punto che gli israeliani proibirono il passaggio degli aiuti delle Nazioni Unite e perfino il combustibile affinché le agenzie dell’ONU potessero assistere la popolazione.

    “In quale altro posto l’ONU subisce un sequestro? Dove si sottomette l’aiuto alimentare a tante severe restrizioni?”, si interrogava il direttore dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, John Ging.

    Da parte sua, l’alto commissario dell’ONU per i Diritti umani, Navi Pillay, denunciò che “il blocco è una violazione delle leggi internazionali ed umanitarie.”

    Il relatore speciale dell’ONU per i territori palestinesi, il professore ebreo statunitense Richard Falk, reclamò agli inizi di dicembre uno “sforzo urgente per applicare le norme che proteggono la popolazione civile palestinese dalle politiche di punizione che comportano un crimine contro l’umanità”. Falk, che qualificò il blocco contro Gaza come una violazione “continuata, flagrante e massiccia della legge umanitaria internazionale”, fu espulso da Israele quando cercò di ritornare nei territori per terminare la relazione che dovrà presentare davanti all’ONU a marzo.

    Israele si difende dall’offensiva palestinese

    È certo che le fazioni armate palestinesi lanciano i loro razzi contro il sud di Israele, come è certo che Tel Aviv conduce offensive aeree contro la Striscia in quelli che definisce “assassini selettivi”, che normalmente causano in generale vittime civili. La questione sta in che tipo di danno provocano gli uni e gli altri.

    Secondo i dati del Ministero della Difesa israeliana, l’ONG The Israeli Project calcola che 23 israeliani sono morti tra l’inizio del 2001 e l’estate del 2008 a causa dei proiettili palestinesi. Secondo il Centro palestinese per i Diritti umani, in quello stesso periodo 3.800 palestinesi sono morti a causa degli attacchi israeliani, dei quali quasi 850 sono bambini.

    D’altra parte, il Governo israeliano investe forti somme nella sicurezza della sua popolazione collocata nelle prossimità di Gaza, mentre i palestinesi non solo non hanno i bunker, ma neanche medicine, acqua o elettricità.

    Si tratta di un attacco contro l’infrastruttura terroristica di Hamas

    Le moschee, il canale della televisione di Hamas (Al Aqsa TV), l’Università Islamica di Gaza. Vari edifici civili sono stati attaccati nell’attuale offensiva di Tel Aviv, oltre a centri politici e militari.

    Il problema è che qualunque attacco contro un obiettivo, perfino militare, a Gaza coinvolge numerosi civili, giacché la Striscia è una dei luoghi con maggiore densità di popolazione al mondo.

    La maggioranza delle vittime sono state tra gli ufficiali della polizia palestinese affiliata ad Hamas, tra essi il loro massimo responsabile, nominato da Al Fatah, il che porta Israele ad affermare che sono stati colpiti obiettivi militari.

    Tuttavia, secondo la IV Convenzione di Ginevra relativa alla protezione dei civili in tempo di guerra, i funzionari, compresi gli ufficiali di polizia, nei conflitti sono considerati civili e non combattenti, e per questo i gruppi dei Diritti umani denunciano un massacro.

    Originale in http://www.elmundo.es/elmundo/2008/12/30/internacional/1230654642.html

  3. Alex Buzzella ha detto:

    Una nuova Ombra su Anno Zero. Ecco le mail di Vik Arrigoni, da Gaza.
    Fonte: Vittorio Arrigoni di Guerrilla Radio
    (da guerrillaingaza@gmail.com a nonleggerlo@gmail.com)

    Alcuni giorni fa chiesi a Vik il perchè della sua esclusione da Anno Zero. Ecco le mail che mi ha inviato dal macello di Gaza, assieme al “via libera” per la loro pubblicazione. Cortese e disponibile, lo ringrazio a nome di tutto il blog.

    MAIL 1
    Hola Willy,
    in parole povere, Anno Zero mi ha piantato in asso all’ultimo momento. Mi avevano contatto per collegamento in diretta, successivamente mi avevano chiesto di procurargli delle immagini che poi sono quelle andate in onda. (Ho fatto risparmiare diversi soldoni a quelli della RAI, il producer di Al Jazeera è un mio amico e mi ha fornito dieci minuti agratis…)
    Infine neanche una telefonata dall’unico testimone oculare italiano di questo massacro… non importa, questo è il panorama televisivo giornalistico italiano. A Travaglio ho risposto su Il Manifesto. un abbraccio
    Vik

    MAIL 2
    Quella che alla fine mi ha seccato è stato che mi hanno usato, ho perso diverse ore portate via alla mia attività umanitaria sulle ambulanze per procacciargli le immagini.
    poi niente collegamento, manco una telefonata e … che dico, un grazie. Su anno zero ci ho messo una pietra sopra, di più, un macigno. Divulga pure in giro.
    Vik

    Nell’ultima settimana abbiamo spesso parlato dell’intervento che Vik Arrigoni di Guerilla Radio avrebbe dovuto tenere, in diretta da Gaza, durante l’ultima puntata di Anno Zero.

    Questo intervento non c’è mai stato. E per noi la delusione è stata enorme, più forte persino dell’atteggiamento di Travaglio durante le due ore Santoriane. Prima un’apertura totalmente fuori tema, poi un silenzio eccessivo (ci aspettavamo le sue opinioni sulla questione “Gaza”, anche alla luce della ormai nota mail), poi un risolino beffardo, mentre incalzava con domande flop un ragazzo palestinese presente in studio.
    Con questo post non voltiamo le spalle a nessuno, continueremo a seguire con passione Travaglio ed Anno Zero, prendendoci però di diritto la possibilità di dissentire o chiedere lumi su qualsiasi aspetto non ci risultasse particolarmente limpido o convincente.

    In “Nel Nome del Canone” abbiamo urlato il nostro disappunto nei confronti del Servizio Pubblico Rai, reo di cavalcare assieme a Mediaset una Regressione Culturale senza precedenti.
    Vittorio Arrigoni è l’unica voce italiana autorevole a trovarsi NEL MEZZO DELL’INFERNO. Non vicino, non protetto da chilometri e postazioni sicure. ALL’INTERNO DELLA PIAGA, ancora una volta infettata dall’incapacità di dialogo, di diplomazia, di comunicazione, dell’Uomo con il proprio simile.
    Ogni giorno scrive per il Manifesto, il proprio Blog e rappresenta un punto di riferimento importante per molte agenzie d’informazione. E’ un Pacifista (ebbene sì, esistono ancora), ed opera sul campo con l’International Solidarity Movement (Ism). E’ stato picchiato, imprigionato, sequestrato più volte dalle Forze dell’Ordine Israeliane. Per loro è un Nemico.

    La sua Testimonianza, era dovuta. Citarlo, il Minimo. Parole non filtrate alla Fonte, dalla Censura Israeliana o dalla prudenza di Qualche agenzia. Non filtrate dalla mediocrità di giornalisti come Vespa, Riotta o Giordano. Che sia stata questa mancanza di “FILTRO”, a spaventare Santoro?

  4. […] BASTA MAFIA 23 ottobre ’10 (Foto e video) Testimonianze partigiane Il Calendario dei Santi Laici Annozero – la guerra dei bambini – Santoro U.k. immagini sulle sui pacchetti di sigarette – campagna anti fumo Passaparola – Marco Travaglio […]

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