Percezione distorta di Duccio Facchini – QLL


preso da QuiLeccoLibera.net

Percezione distorta

La percezione dell’insicurezza dipende dall’emozione che un determinato fenomeno suscita nell’opinione pubblica.
L’emozione suscitata a sua volta dipende dal modo in cui il sistema mediatico (la televisione soprattutto) e quello politico gestiscano ed affrontino il dato fenomeno.
La percezione e la reazione risultano quindi indissolubilmente collegate al teatro della politica e dei media (compresi quotidiani nazionali e locali) e alla proiezione più o meno verosimile che gli stessi danno di un certo tipo di accadimento; che esso sia sistematico o saltuario.
Se un romeno violenta una ragazza italiana, ed è tristissimo dirlo, l’intera Romania ed i suoi cittadini diventano criminali da espellere da ogni più recondito angolo del nostro cortile di casa. Se invece un parlamentare, sindaco, funzionario pubblico, colletto bianco viene colto con le mani nella marmellata a corrompere, abusare del proprio ufficio, mentire, chiacchierare con mafiosi, vale esattamente la regola opposta: o è una mela marcia (e s’invoca a gran voce la legittima “responsabilità penale personale”) altrimenti è vittima di cospirazioni golpiste (le toghe rosse).
Il meccanismo della manipolazione della percezione di che cosa sia giusto o sbagliato, legittimo o illegittimo, morale o immorale è ormai ben oliato e rodato.
Gli esempi si potrebbero sprecare. Restiamo però sulla percezione, da parte dell’italiano comune, di cosa arrechi a lui più danni.
Indubbiamente uno stupro è un atto criminale da punire severamente e senza alcun alibi buonista; che questo venga commesso da italiani, cinesi, romeni, tedeschi o neozelandesi. Un uomo che sgozza moglie e figlia è una belva che deve pagare sino in fondo le proprie pene; che questo sia italiano, cinese, romeno, tedesco o neozelandese.

Sarebbe opportuno però che si destinasse il medesimo (altrettanto massiccio) approfondimento giornalistico anche su reati spesse volte tenuti sotto silenzio proprio perché perpetrati dagli stessi che rientrano nell’orbita di giornali, televisioni, partiti politici, gruppi d’interesse o lobby massoniche.
Due esempi su tutti: la corruzione nella Pubblica Amministrazione e la mafia. Due peculiarità cancerogene di questo paese addormentato e appiattito (ed incattivito) sull’ultimo stupro o l’ultimo borseggio avvenuto per colpa di questo o quel “maledetto” immigrato.
Eppure dei colletti bianchi, dei corruttori, degli amministratori in odore di mafia, delle stecche allungate sotto ad una scrivania, si parla sempre di meno.
Il garantismo per questi reati è imperante. Per gli “ultimi”, invece, s’ha da usare il pugno di ferro.
La Corte dei conti, per bocca del suo presidente Tullio Lazzaro, ha denunciato recentemente l’ascesa continua di corruzione e concussione all’interno della Pubblica Amministrazione; reati questi che danneggiano non uno ma tutti i cittadini nella loro generalità. Se un funzionario pubblico intasca tangenti per assegnare l’appalto (esempio banale) al compagno d’interessi di un’impresa il costo della pratica non fa che aumentare. Il tutto a danno della collettività.
Basti pensare al caso paradigmatico della metropolitana di Milano.
Eppure la visibilità di una denuncia come quella della Corte dei conti non ha incontrato molto interesse da parte di media e politici italiani, salvo rare eccezioni.
L’insicurezza e la paura restano sempre da imputare alla bestialità efferata di turno. Comodo alibi per non parlare d’altro e creare un insano clima di odio xenofobo tra “padroni di casa” e “clandestini”.

Stesso discorso per lo strapotere della mafia nel nostro Paese. Tralasciando per un attimo la tragedia del Meridione, con decine e decine di consigli comunali sciolti per infiltrazione, si prenda in considerazione il Nord. Terra, per ora, nelle mani perlopiù del partito del Carroccio.
Ebbene: c’è stata qualche reazione alle parole gravissime pronunciate dal sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia, Vincenzo Macrì – alla presentazione della Relazione Parlamentare Antimafia del 2008 con il relatore Forgione – che affermava “Milano è la vera capitale delle cosche”?
L’opinione pubblica è stata forse bombardata da speciali su questo o quel boss scorrazzante per le pianura padana (ad esempio) così come viene fatto ogniqualvolta un migrante taccheggia la vecchina allo sportello del bancomat? Politici, giornalisti, intellettuali hanno colto la gravità della questione dell’infiltrazione mafiosa nel ricco Nord? No, salvo rare eccezioni. Il silenzio l’ha fatta da padrone a braccetto col solito ricorso a questo o quel caso di cronaca nera per distrarre il cittadino teledipendente. Eppure la mafia, al Nord del Paese, spara, spaccia, estorce, traffica rifiuti ed armi, gestisce locali della movida (pizzerie, ristoranti, bar, discoteche) e gestisce spesso appalti di grande importanza.

La nostra città, Lecco, s’allinea al discorso sopra riportato. I problemi che occupano le testate locali o le riflessioni di questo o quell’esponente politico riguardano raramente le angherie mafiose o corruttrici prima accennate. L’emergenza “immigrati”, lavavetri, elemosinanti è tema caro.
Di mafia se ne parla meno possibile. E quando se ne parla o le si cambia il nome o la si riduce a fenomeno circoscritto alle “solite” teste calde meridionali. Quasi come fosse un vizio.
Ma il vizio di pochi non sopravviverebbe mai senza l’apporto di poteri economici, politici del posto.

Caso emblematico: l’operazione Oversize.

I personaggi coinvolti nell’inchiesta circolavo in città, passeggiavano ed agivano. Nel totale disinteresse (anche ex post) della collettività. Nonostante quella stessa collettività risulti pesantemente danneggiata dal sopruso mafioso. Da un lato per il clima di paura che vivono alcuni commercianti schiacciati dall’estorsione, da un altro per l’usura inflitta al piccolo imprenditore impossibilitato a rivolgersi a rubinetti bancari, da un altro ancora per il sotterramento illecito di rifiuti nocivi, per il traffico di armi, per gli omicidi, per lo spaccio di droga e via discorrendo. Gesti, questi, molto più cancerogeni e dannosi dello stupro (atto barbarico da punire, lo sottolineo nuovamente).

Reazioni agli sviluppi di Oversize non se ne sono viste. Ne dal mondo politico ne da quello giornalistico. Le testate locali vi hanno dedicato qualche trafiletto disperso nelle pagine di cronaca rosa, nera o servizi rivolti al “carnevalone” cittadino. L’opinione pubblica prosegue quindi il pisolino forzato.
L’unico segno di vita si manifesta nell’additare quel fastidioso barbone al lato della strada.

Di inchieste del calibro di Oversize ce ne sono parecchie. “Mala avis”, “Ferrus Equi”, “Soprano” e – tornando indietro – “Wall Street”, “Lario connection” o “Atto finale”. Quel che ne esce non descrive certamente Lecco come una cittadina ridente assediata dal migrante di turno. Anzi.
Eppure la percezione, indirizzata strumentalmente verso altro, si sofferma al delitto passionale o al barbarico (quanto collettivamente ininfluente) stupro ad opera di qualche bestia umana (italiana, romena, tedesca, francese). Ultimamente il mostro è dipinto coi colori della Romania.
Del mafioso col colletto bianco e la 24ore non se ne parla mai. Nonostante questo sia italianissimo e conosca a menadito tre lingue.

Duccio Facchini

____________

Questo articolo evidenzia come si possa controllare una massa grazie all’informazione … dopotutto

la colpa principale non è certo della massa, perchè tutti siamo influenzati da quello che sentiamo vediamo ecc… da sempre

da quando siamo nati …

Quindi rendersi conto della situazione senza cercare nuove forme di conoscenza è difficile

ci vuole una curiosità critica che non tutti hanno .

Ma ciò deve essere un incentivo a diffondere informazione vera e a diffondere i mezzi liberi per

trasmetterla, al giorno d’oggi internet…



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